titolo_pesca.jpg (37925 byte)

 

Dalla passione per la pesca con la mosca, nasce nel 1998 a Pisa un Club di amici molto attenti alla salvaguardia degli ecosistemi fluviali.

Uno sguardo a queste pagine per sapere chi siamo, quali sono i nostri progetti futuri, quali sono le Associazioni ed i Clubs con i quali collaboriamo per la
difesa del patrimonio ambientale e molte altre informazioni riguardanti la pesca con la mosca.

 

NEWS

Due chiacchere sulla cheppia, il salmone dei poveri

Nuovi importi delle licenze di pesca in Toscana

VIDEO

Tail Water Tevere, Trote Temoli ed Effimere

Tail Water Tevere:una grossa trota

Ephemera Serchio

 


 

Release1.jpg (17068 byte)
Please Catch & Release

 


Sponsor Ufficiale del Club

PARLIAMO DI PESCA

INDICE:
dartblu.gif (50 byte) Fattori che influenzano la pesca con la mosca.
di Gianni Gianneschi
dartblu.gif (50 byte) Perché senza ardiglione.
di Gianni Gianneschi
dartblu.gif (50 byte) Finali a nodi per la pesca in torrente.
dartblu.gif (50 byte) Perché peschiamo.
riflessioni di Angelo Marinucci
dartblu.gif (50 byte) L'importanza del Catch & Release.
di Stefano Amodeo
dartblu.gif (50 byte) Steelhead Trout. di Stefano Amodeo
dartblu.gif (50 byte) Coho Salmon. di Stefano Amodeo
dartblu.gif (50 byte) Kitimat River. di Stefano Amodeo
dartblu.gif (50 byte) Hirsh creek & Cutthroat. di Stefano Amodeo
dartblu.gif (50 byte) Nuovi importi delle Licenze di Pesca in Toscana.
dartblu.gif (50 byte) Due chiacchere sulla cheppia, il salmone dei poveri. di Maurizio Del Punta
dartblu.gif (50 byte) A Japanese friend
dartblu.gif (50 byte) Importo permessi di pesca in Friuli per il 2005 
dartblu.gif (50 byte) Carpe con la mosca di Moreno Borriero

 


 

I FATTORI CHE INFLUENZANO LA PESCA CON LA MOSCA
di Gianni Gianneschi

METEOROLOGIA

TEMPERATURA DELL’ACQUA E OSSIGENO

La temperatura dell’acqua varia in base alle stagioni ed all’andamento climatico.
Alla temperatura dell’acqua è legata la quantità d’Ossigeno presente in essa; più la temperatura è fredda, maggiore sarà la quantità d’Ossigeno contenuta dall’acqua.
Con l’aumento di temperatura occorre una diminuzione d’Ossigeno.
Anche quando la temperatura esterna è prossima ai 0°C, la temperatura dell’acqua rimane sempre vicina a 4°C.
In estate, con temperatura esterna prossima ai 35°C, l’acqua in superficie s’impoverisce d’ossigeno mentre in profondità il livello d’ossigeno rimane sempre elevato.
I salmonidi prediligono acque ricche d’ossigeno, quindi fresche, a meno che l’ossigeno non sia apportato dalla presenza di cascate e salti d’acqua.
L'acqua troppo fredda o troppo calda rende i pesci inattivi.
I vegetali, tramite la fotosintesi clorofilliana, sono apportatori d’ossigeno mentre la decomposizione delle materie organiche consuma ossigeno.
Fabbisogno d’ossigeno
Trota e Vairone: da 7 a 10 cm3;
Temolo: da 5 a 8 cm3.
Temperatura IDEALE
Trota fario e Salmerino: 5°C - 10°C;
Trota Iridea e Vairone: 8°C - 15°C;
Salmone: 10°C - 15°C;
Cavedano e Barbo: 12°C - 18°C;
Luccio, Persico Trota e Persico reale: 14°C - 20°C.

PRESSIONE ATMOSFERICA

In caso di bassa pressione, o quando la stessa subisce repentini abbassamenti, avviene un aumento d’attività dei pesci che si portano in superficie nutrendosi dei tanti insetti presenti sull’acqua.
Di contro, in presenza d’alta pressione atmosferica, si ha una riduzione d’attività alieutica.

VENTO

Un altro elemento che influenza negativamente il comportamento dei pesci è il vento. Questi, se di forte intensità, inibisce le schiuse d’insetti con conseguenti effetti sui pesci.

PIOGGIA O TEMPO NUVOLOSO

Tali fattori favoriscono l’attività d’insetti e pesci e avvengono in concomitanza di bassa pressione atmosferica.
Pioggia o bassa pressione aumentano la quantità d’insetti che cadono in acqua.
Prima dei temporali i pesci sono molto attivi in quanto al pari degli insetti, di cui si nutrono, percepiscono l’abbassarsi della pressione atmosferica.
Piogge intense, che provocano un rapido innalzamento del livello delle acque, possono far cessare l’attività dei pesci che cercheranno un riparo dall’imminente ondata di piena.

LUMINOSITÀ

Nessun pesce ama la luce violenta, soprattutto le trote fario.
CIELO CHIARO E SOLE ALTO
Pesca mediocre, evitare di proiettare la propria ombra in acqua.
Pescare nelle zone in ombra.
CIELO PARZIALMENTE COPERTO
Favorevole per la per la pesca, specialmente se le nuvole tendono a rarefarsi.
CIELO COPERTO
Pesca eccellente con nuvole alte.
Le ore migliori per la pesca sono quelle dell’alba e del tramonto, o comunque, le varie condizioni di scarsità di luce. Occorre tenere presente che i pesci possiedono organi visivi in grado di sfruttare al meglio anche minime quantità di luce e che possiedono altri organi di senso atti ad individuare le prede. Basti pensare che, nelle notti di luna piena, i pesci riescono a nutrirsi normalmente mentre durante il giorno risultano scarsamente attivi.
Solo in inverno è possibile pescare nelle ore centrali del giorno, anche con cielo sereno, in quanto soltanto in queste condizioni l’acqua raggiunge una temperatura in grado di favorire l’attività di pesci ed insetti. 

INFLUENZE ENDOGENE

IL COLORE DEL’ACQUA

In presenza d’acque torbide o molto torbide si hanno generalmente cattivi risultati. Se la temperatura non è molto fredda si può provare nei giri di corrente dietro a grossi massi od altri ostacoli, ove si vede che l’acqua è leggermente più chiara.

L’ACQUA DI NEVE

L’acqua di neve è molto negativa; tuttavia si può tentare la pesca nelle ore centrali del giorno quando il sole scalda l’acqua, laddove questa non supera il metro di profondità, o si possono vedere pesci in attività.

ACQUA VERDASTRA

Occorre in caso di siccità e forte calore. A causa del proliferare delle alghe, si ha una diminuzione della quantità d’ossigeno disciolto in acqua, con conseguenze negative per la pesca.

ACQUA OPALINA

Ottime per la pesca; i pesci riescono a vedere l’esca, ma risulta loro difficile notare la presenza del pescatore.

ACQUA CHIARA

Avendo l’accortezza di evitare rumori e movimenti bruschi e di non farsi vedere onde allarmare i pesci.

ACQUA TRASPARENTE

Stesse precauzioni del punto precedente, cui si deve aggiungere l’impiego di finali sottili e mosche di piccole dimensioni.

LIVELLO DELL’ACQUA

CRESCITA NOTEVOLE ED IMPROVVISA

Pesci inquieti e dediti alla ricerca di riparo. Pesca negativa.
In torrenti di piccole dimensioni, trote in caccia e ben disposte ad attaccare le esche. In ambienti di piccole dimensioni difficilmente l’acqua può avere una potenza tale da mettere in pericolo i pesci; infatti buche e cascatelle ne rallentano la velocità.

LIVELLO ALTO E STABILE

Positivo per la pesca. Pesce in attività anche in corrente. Durante i temporali estivi può aver inizio la risalita verso i luoghi di riproduzione.

LIVELLO IN DIMINUZIONE

Positivo per la pesca.

LIVELLO MINIMO

Negativo per la pesca. La scarsa quantità d’acqua rende i pesci molto attenti verso eventuali insidie.
In estate è possibile tentare nelle correntine o sotto i salti d’acqua ove questa risulta più ricca d’ossigeno. Nei torrenti infrascati, le trote possono trovarsi in acqua bassa nei fine buca.

LIVELLO IN LENTO RIALZO

Ottimo per la pesca.

LIVELLO INSTABILE

Negativo la pesca. Frequenti variazioni di livello dell’acqua inibiscono od interrompono le schiuse d’insetti, con conseguenze negative anche per i pesci.

STAGIONI

PRIMAVERA

Ripresa dell’attività dei pesci. Buone possibilità di pesca durante tutta la giornata.

ESTATE

Temperature molto elevate limitano l’attività dei pesci. I momenti migliori per la pesca sono l’alba ed il tramonto. Valide sono anche le zone in ombra. In caso di temporali, con aumento d’umidità, si possono avere buoni risultati.

AUTUNNO

Molto buono per la pesca.

INVERNO

In circostanze particolari è possibile pescare anche in inverno, privilegiando le ore centrali e le acque basse scaldate dal sole.

TEORIA SOLLUNARE – TEORIA DI KNIGHT

Fase lunare

1° Giorno

2° Giorno

3° Giorno

4° Giorno

5° Giorno

6° Giorno

7° Giorno

Luna nuova

Buono dalla notte all’alba

Buono dalla notte al primo mattino

Buono fino a metà pomeriggio

Ottimo fino a metà pomeriggio

=

=

Eccellente tutta la mattina

Primo quarto

Buono mattino e pomeriggio

Buono mattino, eccellente pomeriggio

Discreto tutto il giorno

=

=

Eccellente dal pomeriggio alla notte

Eccellente dal pomeriggio alla notte

Luna piena

Discreto tutto il giorno

Negativo

Negativo

Buono

Buono mattino e pomeriggio

Buono mattino e pomeriggio

Buono il mattino

Ultimo quarto

Buono il pomeriggio

Discreto la sera

=

Buono il pomeriggio

Buono il pomeriggio

Buono il pomeriggio e la sera

Buono il pomeriggio e la sera

ALTRI FATTORI

È molto importante conoscere non solo le tecniche di pesca ma anche i pesci che vogliamo insidiare.
Al fine della cattura è fondamentale sapere dove e come posare la nostra mosca artificiale. Bisogna essere a conoscenza di dove può trovarsi la nostra preda, di quale insetto si sta nutrendo, se è in caccia o in tana.
Occorre evitare ogni rumore e di vestire in maniera appariscente poiché i pesci possiedono un apparato visivo che unito alla linea laterale, consente loro di avvertire qualsiasi pericolo.
Ogni pescatore deve comportarsi con rispetto verso i pesci e l’ambiente in cui vivono, la loro salvaguardia consente il nostro divertimento.
Quanto finora detto è importante, ma nella pesca non c’è niente di scontato ed ognuno dei suddetti fattori può influenzare gli altri, cosicché un elemento favorevole può essere annullato da un fattore negativo. Talvolta capita che, anche in presenza di varie condizioni favorevoli, la pesca non sia soddisfacente o che viceversa, in condizioni apparentemente contrarie, si possa fare una pescata indimenticabile. È tutto ciò che rende la pesca così appassionante.

torna all'indice

 


 

PERCHÉ SENZA ARDIGLIONE
di Gianni Gianneschi

Ogni pescatore, specialmente se pescatore con la mosca, dovrebbe avere più rispetto nei confronti della fonte del proprio divertimento, adottando ogni accorgimento volto alla salvaguardia dei pesci e dell’ambiente in cui essi vivono; esempi sono sicuramente l’uso di ami senza ardiglione e la pratica del No Kill.

Confrontando la differenza fra ami con ardiglione ed ami senza o con ardiglione schiacciato, ci accorgiamo che l’ardiglione non è uno strumento di cattura, bensì di tortura.

L’amo con ardiglione possiede una ridotta capacità di penetrazione dovuta allo stesso ardiglione; questi provoca, infatti, un ingrossamento della punta dell’amo che viene a perdere in capacità di penetrazione. Se però l’amo penetra fino all’ardiglione, raramente il pesce riesce a liberarsi al punto che l’operazione di rilascio sarà difficile e dolorosa, soprattutto per il pesce, che subirà gravi lesioni all’apparato boccale con conseguenze letali se l’amo è penetrato oltre la bocca, ove risiedono organi di vitale importanza. In tal caso se si desidera rilasciare la preda, è meglio tagliare la lenza al pari delle labbra del pesce, onde evitare inutili maneggi dello stesso.

L’amo privo d’ardiglione dimostra maggiore capacità di penetrazione anche nelle parti più dure dell’apparato boccale grazie all’uniformità della punta, il pesce può liberarsi da solo soltanto se si allenta la tensione della lenza e, in ultima analisi, facilita il rilascio del pesce al quale reca minor danno. Appare quindi evidente la convenienza all’uso di ami privi d’ardiglione.

Probabilmente, l’ardiglione fa presa più a livello psicologico nel pescatore che non nella bocca del pesce. Risulta quindi chiaro che l’ardiglione serve solamente a straziare i pesci; cerchiamo invece di evitare loro sofferenze inutili e rimettiamoli con cura in acqua.

Quando un pesce riesce a liberarsi dall’amo, molto spesso è dovuto ad una presa di questo su parti non solide dell’apparato boccale, quali ad esempio la pelle, la punta delle labbra, o addirittura come capita in alcune giornate, le trote prendono le mosche fra la membrana mascellare e l’angolo della bocca, ove raramente l’amo può far presa, ma rimane incastrato per liberarsi alla minima tensione della lenza. Alle volte un pesce si libera a causa dell’elasticità dell’amo, che sollecitato da una forte tensione si apre ed esce dal punto di presa.

Quando le trote abboccano decise, non è necessario l’ardiglione; se invece mangiano con riluttanza, l’uso di ami con ardiglione non migliora la situazione. Eventualmente possiamo prendere in considerazione l’angolazione o il momento della ferrata. Certe volte conviene ferrare con canna alta rispetto al piano dell’acqua, altre volte risulta necessaria una ferrata laterale così come si presentano casi in cui anticipare o ritardare la ferrata è determinante ai fini della cattura.

In conclusione, appare evidente l’inutilità dell’ardiglione, in quanto non aumenta il numero di catture, ma quello dei pesci feriti destinati con molta probabilità a morire per le lesioni riportate o per le infezioni che su queste si propagano. Un bravo pescatore, risulta tale, non da quanti pesci cattura, ma da quanti è in grado di rilasciarne arrecando loro il minor danno possibile. Ricordiamoci di bagnarci le mani prima di toccare un pesce, in tal modo non danneggeremo la mucosa che lo protegge dalle infezioni. Inoltre i pesci non vanno tenuti a lungo fuori dell’acqua e se il recupero è stato lungo è bene ossigenare il pesce, tenendolo contro corrente fino a che questi non abbia ripreso energia.

Tassi di mortalità

(dati Notiziario ETP Friuli Venezia Giulia e Notiziario Coordinamento Toscano Pescatori a Mosca)

ESCHE

Con ardiglione

Senza ardiglione

NATURALI

30%

8,4%

ARTIFICIALI - -

Spinning

4,8%

-

Mosca

3,8%

2,6%

torna all'indice

 


 

I FINALI A NODI PER LA PESCA IN TORRENTE

Ecco alcune misure di finali a nodi che normalmente utilizziamo per la pesca in torrente. Piccole variazioni alle misure delle singole sezioni di filo possono essere apportate in base alla canna utilizzata, al torrente nel quale peschiamo, alle imitazioni impiegate e soprattutto alla propria esperienza.

Legenda:
Ø diametro in mm.
à lunghezza in cm.

finali.jpg (178352 byte)

torna all'indice

 


 

L'IMPORTANZA DEL CATCH & RELEASE
di Stefano Amodeo

Stefano Amodeo è un italiano che per la sua passione per la pesca con la mosca si è stabilito in Canada e più precisamente in British Columbia dove lavora come guida di pesca. Anche lui presente "on line" all'indirizzo http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/ collabora con il nostro club fornendoci interessanti articoli sulle attività d'oltremare.

In Nord America la pratica del catch & release e' in uso da molti anni, i pescatori sportivi la praticano da circa 100 anni. In British Columbia e' considerata un mezzo molto importante per la salvaguardia delle varie specie.

E' stato dimostrato senza alcun dubbio che una alta percentuale di salmoni rilasciati in maniera corretta sono sopravvissuti.

In B.C. senza questa pratica molte zone sarebbero ora chiuse alle pesca sportiva. Negli ultimi 10 anni sono stati condotti studi sui salmoni allamati e poi rilasciati, questi studi dimostrano che circa il 90% dei pesci rilasciati sopravvivono sia se allamati con ardiglione o senza. Infatti nei grossi salmoni, come i king o i silver, il quoziente di sopravvivenza e' simile indipendentemente dal tipo di amo usato.

Durante questa ricerca più di 20000 salmoni sono stati allamati, identificati e rilasciati da pescatori locali, il recupero di questi pesci identificati (uno spaghetto sulla pinna dorsale) sia in mare che nei torrenti durante la frega indica un altissimo quoziente di sopravvivenza.

Questi studi dimostrano inoltre che la mortalità di alcuni dei pesci rilasciati e' dovuta più a ferite causate dagli ami che dalla perdita di squame o ad un non corretto rilascio. I salmoni giovani di circa 30 cm sono nel loro primo anno di vita nell'oceano e secondo le regole provinciali devono sempre essere rilasciati. Questi giovani esemplari sono più vulnerabili a causa dei grossi ami usati, per cui il tasso di sopravvivenza e' molto più basso, e' anche vero pero' che questi piccoli salmoni hanno meno possibilità di frequentare quel tipo di acque insidiate generalmente dai pescatori sportivi.

E' stato anche dimostrato che i salmoni adulti sono più forti e resistenti di quello che si pensava, per cui possono sostenere un notevole stress.

In media ci vogliono 10 minuti per recuperare un salmone ben allamato, se si effettua l'operazione di recupero in fretta e si rilascia il pesce con la tecnica giusta, le possibilità di sopravvivenza sono altissime.

Queste alcune tecniche da ricordare: se il salmone e' esausto cercate di recuperarlo al più presto evitando di giocarlo troppo a lungo rimuovete l'amo usando delle pinze a naso lungo usate ami senza ardiglione per minimizzare la perdita di scaglie usate un guanto soffice per evitare ferite di ogni tipo sostenete il pesce con una mano intorno alla coda e l'altra sotto la pancia. Mai sollevare il pesce per la coda si potrebbe infatti danneggiare la spina dorsale.

Quando si rimette il pesce in acqua, rilasciatelo ad un angolo di 45 gradi con la testa che punta in basso, se il pesce e' esausto perdete un po' di tempo a rianimarlo trattenendolo per la coda fino a che le energie gli siano tornate.

Alcuni pesci possono avere l'amo incastrato in gola, in questo caso tagliate il filo vicino all'amo senza cercare di rimuovere l'amo, quindi iniziate il rilascio, l'amo si dissolverà col tempo.

Lo sapevate che un amo senza ardiglione allama meglio?

Infatti l'amo penetra meglio se non c'è l'ardiglione.

Per finire ricordatevi di limitare le vostre catture e non di catturare il vostro limite.

torna all'indice

 


 

STEELHEAD TROUT
di Stefano Amodeo

Stefano Amodeo è un italiano che per la sua passione per la pesca con la mosca si è stabilito in Canada e più precisamente in British Columbia dove lavora come guida di pesca. Anche lui presente "on line" all'indirizzo http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/ collabora con il nostro club fornendoci interessanti articoli sulle attività d'oltremare.

Steelhead.jpg (47555 byte)

La steelhead ormai è diventata un mito tra i pescatori a mosca di tutto il mondo.

Questa fama è dovuta soprattutto alle spiccate qualità combattive di questa specie, combatte infatti con la stessa elettricità di una iridea ma con le dimensioni di un salmone.

Quando è giovane la steelhead ha lo stesso aspetto di una trota iridea, da adulta assume una forma più affusolata e muscolare.

Appena arrivate dal mare le steely cominciano a trasformare la loro livrea, il maschio sviluppa sulla mascella inferiore una specie di uncino, hook, molto simile a quello di alcuni salmoni, il colore argenteo si va sempre più scurendo fino ad assumere i colori tipici delle iridee con una striscia rossa sul lato che si estende fino alle guance, col passare del tempo in acqua dolce il colore si fa sempre più scuro fino a diventare una specie di marrone chiaro.

Le steelhead sono distribuite dal sud della California fino al sud dell'Alaska, con i fiumi più produttivi in British Columbia, molto conosciuti i bacini idrografici del Frazer river, dello Skeena, molti dei fiumi dell'isola di Vancouver e delle Queen Charlottes, dove in queste ultime il passo inizia verso dicembre e si prolunga a tutto marzo.

Le giovani steely si cibano di invertebrati come crostacei ed insetti tra cui le mayfly e le caddis, anche le uova di salmone fanno parte della loro dieta durante la lunga permanenza invernale nei fiumi.

In primavera avviene la frega sui torrenti ghiaiosi , questa specie di salmoni, perché oramai è classificata come salmone e non più come trota, a differenza di tutte le altre 5 specie di salmoni del pacifico non muore subito dopo la posa delle uova, infatti è risaputo che alcune riescono a ritornare fino a tre volte.

Una volta nata la steely passerà in acqua dolce un periodo di tempo che può variare da uno a 5 anni dipendentemente dalla temperatura dell'acqua e dalla quantità di cibo reperibile nel torrente, la migrazione verso il mare inizia in maggio dove rimarrà per un periodo di pochi mesi fino a 4 anni. Poche steelhead vivono più di 9 anni.

Ci sono due grandi migrazioni, una estiva ed una invernale, questa specie non è al momento classificata a rischio, ma nel passato ci sono stati periodi di vera magra, soprattutto nella corsa estiva, dovuti al degradamento ambientale ed alla pesca commerciale, negli ultimi 10 anni però sono stati fatti notevoli progressi in tutti e due i settori ed anche se la summer run, migrazione estiva, non è al massimo quella invernale ha dato negli ultimi tre anni il doppio dei ritorni previsti.

Le dimensioni di questo pesce variano di località in località, le steely dell'isola di Vancouver come quelle delle Charlottes sono più modeste in confronto a quelle dei bacini del Fraser e dello Skena, la lunghezza varia dai 50 cm ai 85/90 cm con punte alte fino a 120 cm, di conseguenza il peso va dai 2 ai 7 kg con trofei che raggiungono i 20 kg.

La steelhead più grande pescata in fiume è stata rilasciata e stimata ad un peso di circa 20 kg si pensa che un pesce di queste dimensioni possa avere 13 anni.

Per i moschisti consiglio canne coda 8/9 con code affondanti di varia gradazione, per quanto riguarda le mosche la scelta è illimitata e come spiego nel mio sito la steely è molto aggressiva e territoriale per cui una mosca ben piazzata suscita la risposta immediata e rabbiosa del pesce, naturalmente più vicino al fondo si pesca e più possibilità si hanno, da non trascurare però la pesca a secca che se fatta durante i mesi caldi come agosto e settembre può produrre grandi emozioni.

I periodi per insidiarle sono vari e come dicevo variano a seconda del bacino idrografico, in genere il periodo di aprile, maggio è ottimo nella zona di Kitimat, in estate un po’ tutti i fiumi hanno delle steelhead ma naturalmente il periodo senza dubbio più favorevole è l'autunno da settembre fino a novembre.

torna all'indice

 


 

COHO SALMON
di Stefano Amodeo

Stefano Amodeo è un italiano che per la sua passione per la pesca con la mosca si è stabilito in Canada e più precisamente in British Columbia dove lavora come guida di pesca. Anche lui presente "on line" all'indirizzo http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/ collabora con il nostro club fornendoci interessanti articoli sulle attività d'oltremare.

Giosilver.jpg (60509 byte)

Il mitico coho salmon o silver come lo chiamano gli americani, è considerato da molti appassionati come "er più" tra i salmoni, questa fama se l’è guadagnata per vari motivi, uno dei quali senz’altro dovuto alla bontà delle carni ma anche e soprattutto per la pesca.

Molti affermano che la cattura di un coho dia la stessa emozione di quella di una steelhead, e anche se una affermazione del genere fa storcere il naso ai puristi della steely, bisogna ammettere che come combattività, energia ed aggressività le differenze sono minime. In British Columbia il silver è presente in circa 1500 corsi d’acqua e lo si trova dall’Alaska fino alla California.

Dopo la schiusa delle uova i giovani coho rimangono nei fiumi di nascita fino a due anni per poi emigrare al mare dove passeranno circa due anni, dopo di che saranno pronti per il ritorno ai fiumi natali. Un coho adulto si aggira fra i 3 ed i 6 kg. e può raggiungere misure vicino al metro, ci sono poi quelli che vengono chiamati i northern coho che arrivano nei fiumi nel tardo autunno, questi possono raggiungere dimensioni ben superiori con pesi fino ai 12 kg.

Per riconoscere un coho da un king salmon, infatti sono molto simili, bisogna guardare la bocca, i silver hanno le gengive "gums" bianche, la lingua nera e pochi "dots" puntini sulla parte superiore della coda, la schiena ha un leggero ma caratteristico colore blu metallico da cui il soprannome di blueback.

Padsilver.jpg (56942 byte)

Per i moschisti il coho è una cuccagna, accetta le mosche senza esitazione, combatte virilmente ed è un saltatore spettacolare una volta allamato, la sua pesca richiede l’uso di canne coda 8/9 con code medio affondanti, le mosche che sembrano avere più successo sono azzurre chiaro con riflessi argentei. Il periodo migliore per i silver è settembre fino ad ottobre anche se i primi arrivi sono in agosto, una volta fatto lo spawning o posa delle uova il silver un po’ come tutti gli altri salmoni comincia a cambiare il colore della sua livrea fino a diventare di un rosso intenso.

La situazione dei coho non è così brillante come per le altre specie di salmoni, sta infatti attraversando un periodo di declino dovuto ad una alta mortalità marina ed alla pesca commerciale, l’anno passato una drastica riduzione dei giorni allocati ai pescatori commerciali è risultata in un anno record per il ritorno dei silver. Si spera che per il futuro il governo continui con questa politica conservazionista in modo da dare più spazio ai pescatori sportivi che incidono in maniera insignificante sugli stock dei coho.

torna all'indice

 


 

KITIMAT RIVER
di Stefano Amodeo

Stefano Amodeo è un italiano che per la sua passione per la pesca con la mosca si è stabilito in Canada e più precisamente in British Columbia dove lavora come guida di pesca. Anche lui presente "on line" all'indirizzo http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/ collabora con il nostro club fornendoci interessanti articoli sulle attività d'oltremare.

kitimat river.jpg (13570 byte)

Durante i mesi invernali la maggior parte dei fiumi del nord ovest della British Columbia sono in uno stato quasi letargico e alcuni sono ancora gelati, la pesca in questo periodo è molto lenta.

Uno dei fiumi principali in questa zona è il Kitimat che a causa della sua posizione geografica vicino al pacifico, non gela e quindi offre, anche durante i periodi invernali, una discreta pesca, alle cutthrout ,trote che vengono dal mare, alle iridee, sempre presenti e ai dolly varden che sono una specie di salmerino.

Nel 1983 la città di Kitimat con l'aiuto della Alcan, la grande compagnia multinazionale dell'alluminio, costruì un allevamento per salmoni sul fiume omonimo, il cui scopo era quello di riabilitare il numero dei salmoni e delle steelhead che a causa dell'inquinamento e del disboscamento indiscriminato erano diminuiti in maniera preoccupante.

In questo allevamento vengono allevate 5 specie di salmoni del pacifico, le steelhead, e le cutthrout che poi vengono rilasciati nel Kitimat stesso ed in vari altri torrenti della zona, specialmente quelli che si gettano nel fiordo di Kitimat conosciuto come il Douglass channel.

La produzione di questo allevamento è davvero impressionante:

specie rilasciati - ritorni previsti:

king salmon 2.000.000 - 60.000;

coho ( silver ) 600.000 - 60.000;

chum 7.000.000 - 150.000;

stheelhead 50.000 – 3000.

Se al numero di questi ritorni previsti aggiungiamo il numero dei pesci selvatici che regolarmente emigrano in queste acque si capisce perchè questa zona è un paradiso per qualsiasi pescatore.

In gennaio/febbraio il fiume produce una buona quantità di cutthrout e dolly varden, data la chiarezza ed il livello basso dell'acqua la pesca con piccole ninfe sul fondo è generalmente produttiva, ma come dicevo all'inizio questi sono mesi di attesa, si aspetta infatti la primavera che inesorabilmente porterà le prime steelhead.

ron wakita.jpg (15691 byte)

I primi arrivi saranno verso la fine di marzo con il culmine della migrazione alla metà di aprile, dopo di che la pesca sarà buona fino alla metà di maggio a questo punto le steelhead hanno fatto il loro dovere per quanto riguarda la posa delle uova e si preparano al rientro al mare, le steely infatti sono l'unico salmone del pacifico che non muore dopo la posa delle uova.

I pesci in questo periodo si aggirano sui 7 kg con punte massime ma non rare di 15 kg, per pescarle i moschisti hanno bisogno di una canna coda 8/9 con code medio affondanti, le mosche da usare sono infinite come spiego nel mio sito, in tanti anni di guida ne ho viste come si suol dire di tutti i colori ed in tutta sincerità non mi sento di scartarne nessuna, la mia opinione è comunque invariata, cioè scegliere 5 tipi di mosche con cui ci si sente più fiduciosi e di ognuno di questi tipi averne tre/quattro misure diverse con ami dell'8/6/4.

Seguite questa ricetta, pescate sul fondo ed avrete buoni risultati con salmoni e steelhead.

torna all'indice

 


 

HIRSH CREEK & CUTTHROAT
di Stefano Amodeo

Stefano Amodeo è un italiano che per la sua passione per la pesca con la mosca si è stabilito in Canada e più precisamente in British Columbia dove lavora come guida di pesca. Anche lui presente "on line" all'indirizzo http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/http://www.pgmoneysaver.bc.ca/stefano/ collabora con il nostro club fornendoci interessanti articoli sulle attività d'oltremare.

cutthroat.jpg (17526 byte)

Uno dei più importanti affluenti del Kitimat river è l'Hirsh creek, molto conosciuto tra i moschisti non solo per il passo dei salmoni e delle steelhead ma anche per la presenza delle cutthroat che offrono una simpatica alternativa alla pesca al salmone. La cutthroat, letteralmente gola tagliata, è così chiamata per il tipico segno rosso sotto la gola che sembra un taglio, questo comunque non è il solo segno distintivo di questo pesce, altra caratteristica sono i " dots " o puntini neri che ricoprono tutto il corpo della cutthroat, fitti sui fianchi ma presenti in gran numero anche sulla pancia, sulle pinne e sulla testa.

A differenza delle iridee le cutthroat hanno una fila di denti molto piccoli sulla lingua e preferiscono la caccia sul fondo che non quella a galla. La loro diffusione geografica va dal sud dell'Alaska fino ad alcuni fiumi della California, ma la loro diffusione all'interno del continente non è così ampia, è raro infatti che si trovino a più di 150 km. dalla costa, sono infatti numerosissime in tutti i corsi d'acqua che si gettano sul Pacifico.

Hirsh creek è un affluente del Kitimat e in questo momento, tra la fine di marzo e l'inizio di aprile, sta ricevendo le prime steelhead della stagione, ci si aspetta che questo passo sia particolarmente abbondante dovuto al fatto che 4 anni fa le steelhead che entrarono nel sistema del Kitimat raggiunsero un numero record mai visto prima. È anche vero però che da quando il governo della provincia ha drasticamente ridotto le quote concesse ai pescatori commerciali, il pesce riesce a raggiungere i fiumi nativi per la frega annuale in numeri sempre maggiori per cui ogni anno si hanno dei ritorni record.

Allo stesso momento che le prime steelhead entrano nel sistema le cutthroat, che hanno passato tutto l'inverno nel fiume fino alla primavera per poter iniziare la frega , iniziano il loro rientro al mare, dove passeranno il resto dell'anno, sempre vicino alla foce dei fiumi, aspettando il prossimo autunno per iniziare di nuovo il ciclo della migrazione.

Questa trota di mare è molto vorace, il suo cibo preferito sono altri pesci, per cui la necessità di usare imitazioni che rappresentano piccoli pesci di colore argento, ma durante la migrazione dei salmoni non disdegnano le uova, che in quel periodo sono facilmente reperibili, in questo caso imitazioni di uova rosse o arancioni magari con un piccolo baffo bianco daranno sicuramente buoni risultati.

Una cosa importante da non scordare è che queste trote operano sul fondo e raramente si catturano a galla per cui l'uso di una coda affondante è consigliato. Il periodo di maggiore attività durante il giorno è nei momenti di luce bassa e quando è nuvoloso, le mosche più raccomandate sono:

cutt flies 1.jpg (8013 byte)
MUDDLER MINNOW
cutt flies 2.jpg (7556 byte)
BLACK NOSE DACE
cutt flies 3.jpg (7206 byte)
SILVER SIDE
cutt flies 4.jpg (6688 byte)
NEEDLEFISH

Questi pesci sono molto opportunisti per cui raramente rifiutano un'offerta ben presentata, per cui recuperare in maniera erratica con strattoni di 10/15 cm e numerose pause intermedie. Le canne da usare sono senza dubbio leggere, anche se questi pesci raggiungono pesi oltre i tre kg., una canna coda 4 con coda galleggiante WF e un finale di circa 4 metri.

Questa specie è molto numerosa in British Columbia ma è anche molto suscettibile alla pressione della pesca, per cui è sempre consigliabile l'uso di ami senza ardiglione e la pratica del catch & release. Il periodo migliore per insidiare le cutthroat è in settembre, allo stesso tempo del passo dei salmoni silver, per cui non è sempre facile abbandonare la caccia ai salmoni per le cutthroat, ma come dicevo offrono una simpatica alternativa ai salmoni.

torna all'indice

 


 

PERCHÈ PESCHIAMO
riflessioni di Angelo Marinucci
studente di ermeneutica all'Università di Pisa

 

Ciò che ci spinge ad andare sulle sponde di un fiume, non è il dover dimostrare a qualcuno o a noi stessi quanta tecnica possediamo. Ciò che ci permette di vivere pienamente una giornata di pesca sono tutte quelle emozioni che stare a contatto e all'interno della natura suscita. L'atto del pescare produce quella situazione emotica che, di volta in volta,ci permette di uscire dalla quotidianità, nella quale per lo più ci perdiamo, disvelandoci così un nuovo mondo.

Autenticamente intesa la pesca non è solo una tecnica, ma comporta uno stile di vita che coinvolge tutta la persona. In quei momenti, infatti, non ci si confonde più con gli oggetti della vita di tutti i giorni, si sta con se stessi: nel rapportarsi alla natura, nell'annullarsi in essa e si ritrova, di volta in volta, un po' di tempo per se stessi.

Nel rapportarsi alla natura, e nella solitudine che caratterizza questa situazione emotiva, il nostro spirito tende senza sosta ad abbracciare l'insieme e l'universalità del creato, ed alla contemplazione della totalità della natura. Ci si immerge nella totalità del mondo provando la gioia di esserne una parte integrante. Si prende coscienza del proprio essere all'interno del tutto, come una minuscola parte di breve durata, ma in grado di aprirsi al campo immenso dello spazio naturale e di sentirsi in armonia con tutto ciò.

Il luogo in cui, rivolgendoci alla natura fuori di noi, ritroviamo noi stessi, e in cui sentiamo questa situazione emotiva, è il silenzio. I rumori nei quali quotidianamente siamo immersi ci mantengono nell'eterno ieri che scandisce la routine di tutti i giorni. Nel silenzio è possibile ascoltare la voce della natura, la voce del fiume, la voce del vento, la voce delle foglie e infine la voce di noi stessi ritrovati immersi nella natura.

Molti si affannano a pescare, ma pochi si preparano alla pesca; la parola in grado di esprimere tutto ciò non si dà: di ciò di cui non si può parlare si deve tacere!

torna all'indice

 


NUOVI Importi delle Licenze di Pesca in Toscana

Legge Regionale n. 68/2004 - Gestione delle risorse ittiche e regolamentazione della pesca nelle acque interne

L'esercizio della pesca è consentito a chi è in possesso di una delle seguenti Licenze:

Licenza di tipo A: di durata annuale, autorizza la pesca professionale e quella dilettantistica con gli attrezzi validi per la Licenza tipo B.

Licenza di Tipo B:di durata annuale, autorizza l'esercizio della pesca dilettantistica con canna anche munita di mulinello, con la tirlindana, la mazzacchera e la bilancia.

Licenza di Tipo C: della durata di quindici giorni, autorizza la pesca con gli attrezzi validi per la Licenza tipo B.

Licenza di Tipo D: di durata giornaliera, autorizza la pesca sportiva nell'ambito delle manifestazioni agonistiche.

Licenza di pesca di tipo "A" Euro 50,00
Licenza di pesca di tipo "B" Euro 35,00
Licenza di pesca di tipo "C" Euro 10,00
Licenza di pesca di tipo "D" Euro 1,00

I versamenti vanno effettuati sul:
c/c n. 26730507 intestato a: Regione Toscana – Tesoreria Regionale - Tassa Esercizio Pesca.


torna all'indice

 


 

DUE CHIACCHERE SULLA CHEPPIA, IL SALMONE DEI POVERI
di Maurizio Del Punta

La cheppia (Alosa fallax), come il più famoso salmone, in primavera risale il corso dei fiumi al fine di raggiungere le zone più idonee all’atto della riproduzione. Trattasi di un pesce dalla forma allungata, compresso sui fianchi e dotato di una forza eccezionale. È quindi un gran lottatore, capace di fughe estenuanti e balzi acrobatici fuori dell’acqua, ovvero una preda così gratificante che i pescatori a mosca, una volta provata l’ebrezza della sua cattura, la eleggono a immancabile punto fermo del proprio iter piscatorio annuale.


Il mitico RDC mostra una bella cheppia

Ma la cheppia è un pesce assai delicato, e per salvaguardarne al massimo l’integrità è imperativo non tenerla troppo tempo in canna. E quindi il bravo pescatore, avvalendosi di canne idonee, mai troppo leggere, una volta presa all’amo la deve forzare il più possibile, onde farla giungere in breve tempo alla sua mano per liberarla senza danni dall’amo senza ardiglione. 
Il pescatore che si abbandona alla beatitudine di un gradevole e prolungato giostrare della preda, non si rende certo conto che la cheppia è paragonabile al cavallo, che se spronato corre in modo spasmodico sino al limite delle forze, per poi crollare e morire inesorabilmente.
Forzare una cheppia e catturarla in breve tempo non vuol dire diminuire il proprio piacere, poiché quando questi pesci risalgono i fiumi lo fanno in massa, e nei punti focali, appena liberata l’una ecco subito in canna l’altra, a rinnovare quel gioco che porta spesso a numeri di catture da vero capogiro.
Per illustrare l’attrezzatura necessaria a praticare questo tipo di pesca inizio col definire la coda di topo più adatta, di sicuro una “shooting taper”, ovvero la coda che, per la sua ridotta lunghezza e minima sezione, oppone la minore resistenza alla corrente dell’acqua, spesso assai sostenuta durante la fase iniziale della stagione.
Le “shooting taper”, del numero più idoneo ad affrontare le condizioni fluviali del momento, devono essere del tipo affondante e, in special modo all’inizio della primavera, ovvero nei primi periodi di risalita delle cheppie, tassativamente del massimo grado di affondamento.
Solo in stagione più avanzata, e quindi coi livelli d’acqua più bassi, si potrà optare per gradi di affondamento minori.

Tabelle di conversione dei gradi di affondamento ips/cps delle code "shooting taper" Wet Cell (Scientifc Angler)

II Grado di affondamento

n°6 2,25  pollici per secondo 5,7 centimetri per secondo
n°7   6,1 centimetri per secondo
n°8   6,4 centimetri per secondo
n°9   6,8 centimetri per secondo
n°10 2,80  pollici per secondo 7,1 centimetri per secondo

III Grado di affondamento

n°6

3,25 pollici per secondo 8,3 centimetri per secondo
n°7   8,8 centimetri per secondo
n°8   9,3 centimetri per secondo
n°9   9,8 centimetri per secondo
n°10   10,3 centimetri per secondo
n°11 4,25 pollici per secondo 10,8 centimetri per secondo

IV Grado di affondamento

n°6 3,75 pollici per secondo 9,5 centimetri per secondo
n°7 - 10,5 centimetri per secondo
n°8 - 11,5 centimetri per secondo
n°9 - 12,5 centimetri per secondo
n°10 - 13,5 centimetri per secondo
n°11 - 14,5 centimetri per secondo
n°12 - 15,5 centimetri per secondo
n°13 6,50 pollici per secondo 16,5 centimetri per secondo

Esse vengono abitualmente connesse ad una running line costituita da cobra, slick shooter (monofili a sezione ovale), oppure da semplicissimo nylon senza memoria (tipo Amnesia) di diametro attorno allo 0,50. Dato che l’azione di pesca prevede il lancio della lenza trasversalmente alla corrente, la running line, coinvolta in primis dal moto dell’acqua, filerà via incurvandosi verso valle, trascinando seco la coda e incidendo non poco sulla velocità di pesca degli streamers. Con una running line di sezione ridotta, ovvero dei materiali sopra citati, con la proprietà di risentire in maniera minima del moto idrico, la shooting taper avrà modo di affondare agevolmente sino alle profondità ritenute ottimali. Di contro, abbinando le shooting taper alle classiche ma più corpose shooting line (level) o a vecchie code galleggianti, oppure semplicemente adoprando le code “wet tip” (code con running line galleggiante e punta affondante), anche se dotate di lunga e pesante sezione affondante come le Teeny, per il maggiore spessore, ovvero per la maggiore resistenza che la running line oppone all’acqua, la coda non affonderà mai abbastanza e le esche si assetteranno spesso fuori pesca. 
Con un corredo di shooting taper dall’otto al dieci si copre la quasi totalità delle condizioni fluviali.
Di conseguenza la canna, strutturalmente in grado di ben gestire una shooting taper di uno o due numeri superiori alla sua potenza, sarà per code otto o nove e di lunghezza compresa tra nove piedi e nove piedi e sei.
Ad alcuni pescatori piace insidiare le cheppie avvalendosi della canna a due mani, attrezzo che personalmente non ritengo il massimo per tale tipo di pesca, dato che non permette l’agilità e la versatilità delle canne ad una mano.
Al finale di lenza dedico solo poche righe, non credo ne meriti di più. Dato che generalmente pesco ove è consentito l’uso contemporaneo di tre streamers, mi avvalgo d’un finale di circa due metri dello 0,30, sul quale lego un’esca in apice e le altre due a braccioli opportunamente distanziati e assai corti, 10 o 12 centimetri ciascuno. Il finale di lenza lo raccordo alla shooting taper tramite uno spezzone di nylon d’una sessantina di centimetri dello 0,45/0,50.
L’uso di tre streamers in contemporanea non è certo mirato a fare triplette di cheppie, prova di forza non da poco, ma tre imitazioni che sfrecciano tra i gorghi in rapida successione danno di sicuro l’idea d’un branchetto di pesciolini che fugge, certo più visibile ed adescante della singola esca. 
Ed ora passo a descrivere, cosa non facile, la tecnica di pesca, apparentemente di una banalità disarmante, ma ricolma di piccole variabili che solo un pescatore dotato di spiccato senso dell’acqua può apprezzare e assimilare, ma che sono determinanti al fine del successo in pesca.
Per insidiare le cheppie, innanzi tutto si devono individuare gli sbarramenti trasversali dei fiumi, sia naturali che artificiali, al disotto dei quali si radunano i branchi dei pesci, pronti ad oltrepassarli a forza di possenti colpi di coda al primo innalzarsi dei livelli, sia a causa della pioggia che per il rilascio di diga.
Quindi, immaginando di dover affrontare una situazione delle più classiche, pensiamo di esserci introdotti in acqua in una zona di calma e ai margini di un forte flusso di corrente (vedi foto demo).


Foto Demo - Che belle le cheppie del Serchio!

Lanciata la lenza trasversalmente al fiume, da poco verso valle a poco verso monte, secondo l’intensità della corrente, essa, durante l’affondamento viene naturalmente trascinata verso valle. Per mantenerla alla profondità dovuta o voluta, si ricorre molto spesso all’accorgimento di tuffare la canna in acqua, assettandola frequentemente con l’anello apicale della vetta quasi a lambire il fondo del fiume (vedi il pescatore in secondo piano della foto demo).
Allorché la shooting taper è ancora preda della corrente più forte, si inizia il recupero delle esche a piccoli strappetti (strippare) e a media velocità.
Appena essa giunge più a valle, ovvero allorché gli streamers iniziano ad avvicinarsi alla zona di calma adiacente alla nostra postazione, momento in cui si riduce la velocità di trascinamento dell’acqua, si deve aumentare il ritmo di strippaggio, che diviene elevatissimo una volta che gli steamers raggiungono la zona d’acqua più tranquilla.
Da ciò si evince che l’efficacia delle nostre esche è massima finché esse viaggiano ad una velocità tale che la tensione della lenza sul dito sul quale scorre la running line è costante e marcatamente percepibile. 
Ed é qui uno dei più coriacei nodi da sciogliere, è qui che il pescatore deve farsi un’esperienza diretta e quantizzare la giusta pressione del filo sulle dita e mantenerla per tutta la fase di recupero degli streamers.
L’abboccata della cheppia è decisa e la sua difesa senza pari.


Gente che cheppia!

E relativamente a quei piccoli ma importanti movimenti da attuare durante l’azione di pesca, che sovente fanno d’una semplice uscita una giornata memorabile, declamo la parola d’ordine: variare!
Per esempio, nel caso si catturino alcune cheppie in rapida successione e poi si presenti una lunga pausa, cosa frequente, provare immediatamente ad assettare la coda ad altra profondità, sia immergendo la canna in misura inferiore che anticipando l’inizio del recupero e/o variando la velocità di strippaggio, oppure modificare la direzione del lancio, o anche semplicemente spostarsi di due o tre passi dal posto in cui ci si trova.
In certi momenti le cheppie manifestano la loro presenza sgobbando sul pelo dell’acqua, situazione in cui spesso può esser più fruttuoso il recupero con canna appena immersa o totalmente fuori dell’acqua, a volte addirittura con la vetta alzata, al fine di far lavorare gli steamers quasi in superficie. Più volte mi è capitato di sfilare alcune cheppie dal fondo e poi essere costretto ad esplorare lo strato d’acqua più alto per ottenere la continuità delle abboccate.
E tra le variabili non posso certo non inserire le esche, ovvero gli streamers. 
Questi sono generalmente costruiti su ami dal sei al dieci, secondo la portata del fiume e il grado di attività dei pesci, a filo robusto e a gambo corto.
Devono presentare sempre una corposità minima, essere addirittura quasi eterei con il livelli più bassi, ovvero nei casi di maggiore svogliatezza delle cheppie.
A parte la forma dell’esca, spesso è determinante il colore, che varia nel rendimento in funzione delle condizioni del momento.
Riferendomi al Serchio, corso d’acqua a me più vicino, tendenzialmente ho notato una predilezione per gli streamers di colore giallo all’alba e nelle prime ore del giorno, mentre in ora più avanzata diviene favorito il bianco, che lascia spazio al chartreuse nelle prime ore del pomeriggio.


Steamers per cheppie.

Riguardo alla struttura dell’esca, coi livelli alti ho sempre avuto ottime risposte con artificiali costruiti su ami del sei, con corpo in ciniglia guarnita da tinsel e corredati d’ala in marabou o polar fibre ed alcuni fili di krystal flash.
Coi livelli medi o bassi mi hanno invece reso maggiormente gli artificiali costruiti su ami dell’otto o del dieci, con gambo ricoperto da tinsel olografico, torace colore pink o chartreuse, ala lunga, eterea e molto mobile, ancora associata a krystal flash. Quindi streamers semplici e molto facili da costruire.
Mentre sto scrivendo, il calendario espone ancora la pagina di febbraio, ma la primavera si sta avvicinando a grandi passi, tanto che avverto già un certo piacevole fremito, dovuto al pensiero delle cheppie ormai prossime alla risalita.
Ci vediamo sul fiume!


torna all'indice

 


 

A Japanese friend

Koji Arai came from Japan on holiday to Italy and took the occasion to go fly fishing in the rivers of Tuscany.
He found the Friends of Fly web-site on the Internet, contacted the club for the necessary information and communicated by e-mail with Enrico, a club member, who gave him the directions to the River Serchio.
Koji Arai took the train to Piazza al Serchio (Lucca), and as the photos show, fished his "Italian trout".
Friends of Fly wishes to compliment Koji Arai and hopes that he will return to Italy next year so that we may all fish together.

Venuto dal Giappone per trascorrere le vacanze in Italia, Koji Arai non ha perso l'occasione per una battuta di pesca con la mosca nelle acque della Toscana.
Dopo aver trovato su internet il web del Friends of Fly, ha contattato il club per avere le necessarie informazioni. e, corrispondendo via e-mail con Enrico, uno dei soci del Friends of Fly, ha ricevuto le istruzioni per raggiungere il fiume Serchio.
In treno ha raggiunto la località di Piazza al Serchio (LU) e, come si vede dalle immagini, è riuscito a pescare la "sua trota italiana".
A Koji Arai i complimenti di tutto il Friends of Fly, con l'augurio che il prossimo anno possa tornare in Italia per una battuta di pesca insieme a noi.


torna all'indice

 


 

IMPORTO PERMESSI DI PESCA IN FRIULI PER IL 2005

I costi dei permessi di pesca per l'anno 2005 hanno subito un piccolo aumento, dovuto ad un arrotondamento; di seguito sono riportati  soltanto i permessi riferiti alla situazione di pescatori italiani provenienti da altre regioni d'Italia, per situazioni diverse da questa e per qualsiasi altro tipo di informazione è possibile rivolgersi all'Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia via Colugna, n°3 - 33100 Udine;
telefono 0432 551211 - fax 0432 482474.


Cittadini italiani residenti in altre regioni d'Italia
Autorizzazione annuale:
decorrenza dal 01-01 al 31-12: - 16 uscite al mese: € 124,62

Autorizzazione mensile:
decorrenza trenta giorni consecutivi dalla data di validità indicata sul permesso: - 16 uscite su 30 giorni: € 69,62

Autorizzazione settimanale:
7 giorni consecutivi dalla data di validità indicata sul permesso: - 4 uscite su 7 giorni: € 42,62

Autorizzazione giornaliera: € 20,62

Prima di iniziare a pescare sul permesso di pesca devono essere annotati, negli appositi spazi, la data dell'uscita, la zona ( Zona A o Zona B), il Collegio o il numero nel caso di regimi particolari (Nk o RP).
Per sicurezza è bene sempre consultare il Calendario della Pesca Sportiva dell'anno in corso che viene rilasciato insieme al permesso di pesca.

Dal 2003 sul fiume Natisone è stato istituito un tratto No Kill - Zona Trofeo, con inizio dal Confine di Stato e termine alla passerella di Stupizza.
Per la stagione di pesca 2005, come negli altri tratti No Kill - Zona Trofeo  è possibile trattenere un esemplare di taglia non inferiore ai 60 centimetri ad uscita, in tal caso occorre concludere immediatamente l'azione di pesca.
Essendo un No Kill la pesca è consentita solo con la mosca artificiale, con amo singolo senza ardiglione o con ardiglione perfettamente schiacciato.

torna all'indice

 


 

CARPE CON LA MOSCA
(di Moreno Borriero)


Premessa
Prima di iniziare la mia dissertazione sulle modalità e tecniche per la PAM alle carpe, devo sottolineare che la mia passione è e rimarrà sempre la pesca ai salmonidi in torrente e in lago. Non posso che sottolineare l'emozione che provo quando vedo salire sulla mia imitazione una trota o un temolo. Penso che sia una delle esperienze più accattivanti che esistano. Ebbene, oltre alla cattura, devo ammettere che mi da immenso piacere anche il momento del rilascio. L'insieme di queste sensazioni, concorderete, sono notevolmente appaganti. Ora però esaurito il preambolo, lascio a malincuore l'argomento sul quale continuerei per ore ma in questa sede dovrò adeguarmi a parlare di questa tecnica, non nuova ma piuttosto eccitante!

L'inizio
Devo essere sincero, questo tipo di pesca pur essendo eccitante, non l'ho mai cercato e non parto mai appositamente per pescare le Carpe a mosca. La prima volta che mi è capitata questa esperienza, era in periodo di chiusura alla trote e come tutti sapete, i mesi autunnali sono ottimi per la PAM a cavedani. Infatti, ero proprio andato a cavedani da solo, perché i miei soliti compagni di pesca, Gianni, Enrico ecc. non erano disponibili per qualche motivo.
Si trattava di una tipica giornata di fine estate inizio autunno con una temperatura gradevole cielo coperto e assenza di vento. Mi trovavo sul Serchio in zona Vinchiana in una piana d'acqua lenta e molto trasparente ma con fondo misto fangoso /ghiaioso. Stavo insidiando un branco di cavedani di notevoli dimensioni 40/50 cm con una ninfettina di effimera secca sull'amo del 18 e con una Pozò 4 pezzi di 8'.
Tra una cattura e l'altra, quando i cavedani per l'effetto del disturbo sparivano per alcuni minuti, avevo il tempo di guardarmi intorno per ammirare il paesaggio. Ad un certo punto ho notato un branco di carpe di dimensioni anche notevoli che grufolavano sul fondo. Anzi sono stato attratto da una carpa che saltava fuori dell'acqua. Ho continuato ad osservare per alcuni muniti queste carpe che effettuavano il cosiddetto Tailing e che piano piano si avvicinavano a me. Quanto si sono avvicinate a distanza di lancio, per deformazione professionale ho lanciato la mia ninfettina secca sulla loro testa - ma senza che la degnassero nemmeno di uno sguardo. Erano, infatti, troppo occupate a grufolare. Il fatto che mi ignorassero mi ha inizialmente disarmato ma poi hi ripensato ai miei trascorsi giovanili da carpista e mi è venuto un barlume!
Ho cercato nella mia scatolina da mosca un ninfa piombata che mi era stata regalata alcune settimane prima un Signore - socio di un Club di Verona mentre mi trovavo a pescare temoli sull'Astico. Si trattava, infatti, di una ninfa montata su amo 8, con una mega pallina di bronzo ed un corpo piombato e ricoperto di lana color ruggine o rame.
In qual momento avevo un finale da 12 piedi conico senza nodi con la punta dello 0.12mm. Ho tagliato via (a malincuore) un metro di finale e ho legato questa bestia al finale e ho iniziato a lanciare nel bel mezzo delle carpe. I primi tentativi sono stati drammatici. Infatti, mi risultava molto difficile lanciare questo artificiale così pesante e mi sbatteva prima in acqua alle spalle, poi contro la canna - una tragedia! Ma ho insistito e dopo alcuni ulteriori tentativi ho iniziato a prenderci la mano e sono riuscito finalmente a lanciare nel bel mezzo del branco grufolante. Poi essendo completamente inesperto aspettavo che succedesse qualcosa. Niente di niente - ovviamente le carpe o non vedevano l'artificiale, o non erano interessate. La seconda ipotesi mi sembra la meno appropriata perché ho pensato che mentre le carpe grufolano, prendono anche i vari insetti e altri animali acquatici. Ho tentato allora di dare dei piccoli strappi alla coda facendo muovere l'artificiale. Notavo anche dalla distanza alla quale mi trovavo che questi recuperi a strappi nel fango creavano degli sbuffi di fango da fondo e come non detto ad un certo punto ho sentito irrigidire la coda.
Accidenti ho preso il fondo! - pensai piuttosto seccato. Ma mi ero sbagliato! La coda inizio a scivolarmi tra le dita e non riuscivo a tenerla! Se la bloccavo la mia piccola e delicata Pozò si piegava come un fuscello e la vedevo già troncata! Addio regalo del mio 40° compleanno pensai! La coda continuava ad uscire sino al backing (ne ho solo tre o quattro metri). A quel punto la fortuna volle che la carpa si fermasse e allora iniziai il lento e difficoltoso processo di recupero cercando di impedire da una parte la rottura della canna e dall'altra di perdere questa bestia enorme. Dimenticavo, non recuperavo il filo con la mano, ma avevo iniziato la battaglia con il filo sul mulinello in modo da contrastare le fughe e utilizzando un filo di frizione. Il recupero con il filo mi risultava molto difficoltoso.
Così facendo riuscivo a recuperare qualche metro poi la carpa iniziava a correre verso il largo e così per circa 20 - 30 minuti. Alla fine ho avuto la meglio e ho visto quello che avevo agganciato ed era una Carpa di dimensioni di ogni rispetto anche dal punto di vista di un Carp Fisherman! Potete verla in questa foto che purtroppo è venuta male - un po' perché ero esausto quanto lei e un po' perché era ormai buio e la macchina fotografica era un giocattolo. In ogni modo si riesce ad intuire la misura confrontandola con la canna da pesca. In seguito a questa esperienza e nella stessa giornata ho catturato altri esemplari più piccoli ma sempre combattivi e ogni tanto mi capita di trovare queste condizioni ideali.

Dove trovare le carpe da pescare a Mosca
Si possono trovare ovunque, nei laghetti, nei fossi, nei fiumi in acque a ciprinidi. Non sono a conoscenza della tecnica di pesca nei laghetti e fossi ma probabilmente è la stessa. Nei Torrenti le zone favorevoli sono le zone ad acqua lenta, in punti dove il torrente forma quelle specie di laghetti. La profondità per la mia tecnica deve essere attorno ai 50 - 100 cm per dare la possibilità di vedere le carpe in azione.
Condizioni climatiche ideali.
Gli esperti mi dicono che il periodo migliore va da Maggio a Settembre ottobre quando le acque sono più lente e caldo e pertanto le carpe aumentano la loro attività.

Attrezzatura
Canna
Questo dipende un pochino da quello che uno intende fare. Ad esempio se vogliamo dedicarci esclusivamente a questa tecnica, occorrerà munirsi di una canna solida in grado di lanciare code 6/7 o anche superiori. Potrebbero andare bene anche le canne da Cheppie o da Bass ma forse sono un pochino lunghe. Consiglierei un a 8' 6" coda sei almeno se non prendiamo le carpe possiamo al limite sedare il nostro tempo ai cavedani!
Mulinello
Andrebbe molto bene un Large Arbor ma la cosa più importante è una buona frizione. Non andrei tanto sui mulinelli specializzati antireverse. Non ne vale la pena
Coda
Galleggiante DT va benissimo tanto peschiamo in acque basse e con un artificiale abbastanza pesante da raggiungere rapidamente il fondo
Finale
A nodi non più lungo di 1.50 m con punta dello 0.18 mm anche meno se non vogliamo rischiare la rottura della canna
Mosche
Vanno tutte le mosche purché affondanti. Colore: Giallo, Marrone anche Rosso. 
Montaggio
Ottimo a Ninfa di sedge Ninfa di Libellula oppure anche Baby doll da Cheppia. Talvolta possono funzionare anche gli streamers. In momenti estremi di pazzia potete provare anche l'imitazione del granturco!!

Tecnica
Abbiamo due situazioni da valutare in rapporto alla nostra etica da PAM:
-Le carpe sono in Tailing e questo semplifica la cosa perché basta iniziare a pescare vedremo dopo come
-Le capre non sono in attività allora occorre pasturare.
Questa seconda ipotesi non la prendo in considerazione altrimenti possiamo fare un corso di carp fishing normale e questa non è la sede appropriata!
Ipotizziamo la prima ipotesi: siamo andati sul torrente o fiume a cavedano e notiamo le carpe in Tailing: Cambiamo mulinello e/o canna facciamo il montaggio come indicato e iniziamo a pescare.
Individuare la direzione che stanno percorrendo le carpe. A volte si può anche notare dagli sbuffi di fango che alzano. Ricordate che in pochi minuti le carpe in tailing riducono una pozza limpida in un melma fangosa. A questo punto andiamo a naso. Una volta individuata la direzione, lanciamo la nostra esca artificiale qualche metro davanti alle carpe (almeno due) altrimenti rischiamo di spaventare il branco e creare un fuggi fuggi generale. Se questo dovesse succedere, non preoccupatevi di inseguirle. Basterà fermarsi ed aspettare tranquilli fino a che le carpe tranquillizzatesi, ritornino a grufolare dove erano.
Una volta lanciato davanti alle carpe e dopo che l'artificiale ha toccato il fondo, iniziamo un lento recupero a strappetti. La mosca come abbiamo già detto deve creare degli sbuffi di fango e questo incuriosisce le carpe in caccia. Fate attenzione a quando la coda inizia a tendersi, significa che la carpa ha abboccato. Cercate di ferrare bene facendo affondare bene la punta dell'amo (senza ardiglione naturalmente). Se non facciamo questo rischiamo di prendere con l'amo un lembo di pelle morbida facilmente lacerabile.
A questo punto inizia la battaglia. La carpa accortasi dell'inghippo tenterà la fuga dirigendosi verso la parti profonde o peggio verso la vegetazione ai bordi del fiume. Cercate di portare il pesce sul mulinello. E più semplice ed avete maggiore controllo. Ricordatevi che siamo alle prese con un pesce con la forza di un toro. Cercherete di contrastare la fuga e se la canna lo permette lo pomperete come si fa di solito con le carpe. Altrimenti facciamo quello che possiamo.

La Slamatura
Una volta salpato il pesce,se proprio lo dovete salpare, lo slamate e cercate di ossigenarlo un pochino prima di rilasciarlo. Sarebbe auspicabile slamarlo senza toglierlo dall'acqua (e questo vale anche per gli altri amici pennuti) in quanto la differenza di pressione tra l'interno dell'acqua e l'esterno potrebbe causare gravi danni alla vescica natatoria non più compressa da tutti i lati come quando si trova in acqua.
Ricordate che quando pescate alla cieca in una pozza ridotta ad un fanghiglia, può succedere di agganciare il pesce per la coda o per la pancia e allora vi sembrerà di avere agganciato uno squalo bianco!

Conclusione
Non vorrei dare l'impressione che sto spingendo questo tipo di pesca che esula completamente da quello che amo, ma vorrei farvi comprendere come in un momento particolare possiamo trasformare una giornata uggiosa in una fantastica alternativa al solito tran tran.

torna all'indice