La Trota
La trota appartiene alla famiglia
dei salmonidi, predatori, affusolati, resistenti, veloci e combattivi.
E proprio il suo corpo muscoloso, la sua furbizia e sportività che lo rende un
pesce pregiato sia per la pesca che per la tavola, non a caso si è guadagnata il
soprannome di "Regina".
Per la trota la misura diventa superflua, perché non conta tanto il peso ma il modo in
cui noi riusciamo ad ingannarla con le nostre imitazioni e lanci.
Dove abita
E unanimale molto vorace, che da piccolo si nutre di insetti, vermi, larve
ecc
mentre in età adulta diventa predatore insidiando i pesci più piccoli. La cosa
che più cinteressa è dove abita e tutte quelle comportamenti che noi pescatori
dobbiamo conoscere; innanzitutto ricordiamo che la maggior attività di essa si svolge
nelle ore notturne (in particolare modo nelle notti di luna piena) mentre di giorno ama
nascondersi in agguato, muso alla corrente, negli anfratti delle rive, dietro grossi
sassi, radici sommerse dove la corrente è meno turbolenta.
Altra caratteristica della trota in generale è la pigrizia, infatti non abbandona, o lo
fa raramente, il proprio territorio che difende dagli altri suoi simili scacciandoli ogni
volta che si avvicinano, garantendosi quindi il predominio della propria zona che sarà
sempre vicina ad un nascondiglio dove lei andrà a rifugiarsi ogni qual volta percepisca
un pericolo.
Le specie
Come tutti sapranno non esiste solo una specie di trota, ma quattro originarie e una di
importazione. Iniziamo a nominare quelle nostrane: trota Fario, trota
Marmorata, trota
Lacustre e trota Macrostigma o trota Sarda, mentre quella immessa artificialmente è la
trota Iridea.
Naturalmente si diversificano molto tra di loro per colore, comportamento, habitat,
sportività ecc
quindi direi di descriverle una ad una per meglio evidenziare queste
diversità.
La trota Fario

Comincerei proprio da lei, perché
sarà quella che probabilmente incontreremo per prima sui nostri torrenti appenninici e ci
farà un po da guida nellimparare questo affascinante metodo di pesca.
Si trova in prevalenza nei torrenti di montagna, dove le acque sono più fresche ed
ossigenate (la temperatura ideale e compresa tra i 6 e i 15 gradi) non contano le
dimensioni del fiume che la ospita, infatti la possiamo trovare nei posti più impensati,
in canali talmente infrascati che per arrivarci bisogna fare il passo del leopardo, in
grandi spianate, oppure in bellissime risorgive dalle acque trasparenti e la vegetazione
acquatica rigogliosa. Il suo colore è variabile a seconda del fiume e quindi del fondale
che la ospita, ma potremmo descriverlo così: un bruno cupo violaceo sul dorso mentre sui
fianchi è bianco argenteo punteggiato di piccole macchie rosse e nere circondate da un
piccolo alone giallastro. La sua bocca è abbastanza grande, dato che è pur sempre un
pesce predatore, può assumere una forma diversa con il passare degli anni, ovvero la
mascella inferiore diventa più lunga della superiore assumendo la caratteristica forma a
becco.
La trota Fario risale i fiumi ed i torrenti nella stagione invernale (ottobre-gennaio)
spinta dallistinto della riproduzione fino a quando non trova il suo posto ideale:
acqua bassa, poco corrente e fondo in ghiaia fine, dove la femmina si scava delle buche
con la coda nelle quali depositerà le uova che verranno fecondate dal maschio e poi
ricoprirà il tutto per protezione. Le uova sono di colore arancio-rosa, hanno il diametro
di mezzo centimetro ed il loro numero varia tra le 1000 e 2000 per ogni chilo di peso
della femmina.
Trota Marmorata

E una varietà poco diffusa
della trota, dalla quale si diversifica per il suo colore giallastro del dorso e i suoi
fianchi marmorei. Si trova in quasi tutti i principali corsi dacqua dellalta
Italia e negli affluenti di sinistra del Po, ed in rari casi in quelli di destra.
Raggiunge dimensioni notevoli rispetto alla Fario anche se oppone meno resistenza al
recupero quando allamata, essendo meno agile e veloce.
Trota Lacustre

Trota Lacustre o più comunemente
chiamata trota nera, viene considerata una varietà della Fario, considerando che le
differenze sono minime e quindi difficili da individuare. Ve ne sono due tipi, una
argentata con poche macchie meno vivaci e quella di fondo con dorso fianchi blu scuri e
ventre chiaro. Questa specie predilige bacini grandi, molto profondi con acque limpide e
fresche. Si riproduce negli immissari tra ottobre e novembre e le sue dimensioni possono
raggiungere la lunghezza di un metro e venti.
Trota Iridea

Chiamata anche Rainbow trout dagli
americani per i suoi colori, assomiglia alla Fario da cui si distingue per la testa più
piccola il suo corpo più slanciato la punteggiatura più fitta, ma soprattutto per i suoi
riflessi multicolori (verde, viola, rosa, azzurro) disposti in fascia longitudinale lungo
i fianchi e la sua pinna caudale maggiormente incavata. Come citato precedentemente questa
specie proviene dallAmerica settentrionale ed è stata importata nelle nostre acque
prima del 1900. La sua caratteristica principale è ladattabilità, in quanto
essendo poco esigente non necessita di acque a forte tasso di ossigeno e fredde, anzi
predilige le acque a temperatura di circa quindici gradi proprio per questo si è adattata
bene nel nostro paese dove la possiamo trovare ovunque.
Altro fattore che ne ha determinato la diffusione è limmissione "senza
regole" ovvero i ripopolamenti fatti senza tenere conto delle trote autoctone che
vivevano nel fiume; un grosso errore che per fortuna, con la presenza ora di associazioni
più sensibili alle questioni ambientali, che si battono anche per preservare la fauna
autoctona, si cerca di evitare effettuando dei ripopolamenti solo con trote del ceppo
esistente nel fiume non alterando quindi lequilibrio del corso dacqua già
precario per motivi di inquinamento.
La trota Iridea, nelle sue particolarità, racchiude anche quella di essere molto facile
da allevare e la sua crescita assai veloce, ma ahimè, la sua longevità è più breve
rispetto alla Fario, non andando oltre i sette anni di vita.
Come comportamento è simile alla Fario, ma nel caso non trovi cibo per quanto ne
necessiti, si allontana alla ricerca di posti più ricchi di nutrimento.
Trota Macrostigma (trota
Sarda)

Questa specie popola
prevalentemente la acque Sarde e Siciliane, ma in alcuni casi la possiamo trovare in
torrenti e fiumi del centro sud Italia. Differisce dalle cugine principalmente per il suo
corpo più tozzo, la testa più corta e più piccola e la punteggiatura meno accentuata.
Si parla un gran bene di questa trota, infatti, esperti biologi stanno effettuando
ripopolamenti con splendidi risultati di adattamento e riproduzione.
torna
al sommario
|
Il Cavedano

Il cavedano è il ciprinide più
comune che popola le acque dei nostri fiumi del piano. Onnivoro per eccellenza vaga
costantemente alla ricerca di cibo spostandosi in branchi. La sua dieta è costituita
prevalentemente da larve di insetti, effimere, plecotteri o animaletti terrestri caduti
per sbaglio in acqua; proprio per questa sua alimentazione diventa una preda del pescatore
a mosca e nei periodi invernali, quando la pesca a salmonidi è chiusa può regalarci
delle buone giornate di pesca.
Estremamente diffidente ed imprevedibile, può avventarsi su una mosca con velocità
sorprendente e con la stessa risputarla senza che si abbia la possibilità di ferrarlo.
Spesso si dirige con il muso verso la nostra mosca per poi affondarla con un colpo di coda
e credetemi è molto facile scambiare questi "giochetti" per vere e proprie
bollate, con il risultato di ferrare a vuoto.
Solitamente questo ciprinide è snobbato dai p.a.m. per la sua scarsa resistenza dopo la
ferrata, ma tale reputazione rischia di essere inevitabilmente smentita ogni qual volta si
abbia a che fare con la sua diffidenza e selettività nei confronti dei nostri
artificiali. Contrariamente ai salmonidi, il cavedano insegue la mosca che draga e non è
raro che lafferri proprio mentre sembra che gli stia sfuggendo. La scelta
dellartificiale non è molto importante, perché lui afferra le nostre imitazioni
solo se sorpreso con lanci precisi, in modo da piazzargli la mosca proprio davanti al naso
e magari sbattendo leggermente nellacqua. Così facendo si provocherà nel ciprinide
una sorta di reazione aggressiva che nel novanta per cento dei casi si concluderà con
lattacco. Le posizioni predominanti del cavedano sono: in agguato dietro dei sassi o
tronchi, in ampie spianate dove la corrente è tranquilla oppure specialmente in estate
sotto la vegetazione della sponda; manifestando la sua attività con bollate più o meno
evidenti a seconda di cosa si sta cibando.
Anche la pesca con la mosca sommersa risulta producente nei confronti di questo
ciprinide,
soprattutto se attuata in modo da presentare le nostre mosche per prime allapparato
visivo del pesce, impedendogli di notare il finale (pesca a discendere); in questo caso
labboccata ci verrà segnalata da unimprovvisa scossa del finale e noi per
risposta dovremmo tempestivamente ferrare, perché una volta ghermito lartificiale e
accortosi dellinganno si dimostrerà lesto nel disfarsi dello stesso.
torna al
sommario
|
Il Temolo
(ThymallusThymallus)

Potrei iniziare dicendo molto
semplicemente che questo pesce è considerato non a caso da tutti i pescatori, in modo
particolare da quelli con la mosca, tra i più belli, eleganti, furbi, potenti e agili
esemplari che popolano i nostri fiumi. Lo possiamo facilmente riconoscere per il suo
corpo, il suo colore, le sue linee e le sue abitudini che si differenziano da tutti gli
altri pesci. La forma è allungata, il profilo dorsale che inizia dietro la testa è molto
più curvo del profilo ventrale, questo si può notare più facilmente negli esemplari
più vecchi e di taglia maggiore. Il corpo inizia molto grosso allaltezza delle
pinne pettorali, per poi affusolarsi regolarmente fino alla coda; tutto questo è
ricoperto di squame perfettamente esagonali, piuttosto grandi, che sono disposte in file
regolari per tutta la sua lunghezza.
Le due caratteristiche che però più colpiscono vedendo un temolo, sono la sua bocca
molto piccola e la sua pinna dorsale, talmente grande in proporzione al corpo tanto da
guadagnarsi lappellativo di "bandiera", anche se molto fragile e per
questo motivo è sostenuta da una ventina di spine biforcute con lo scopo di darle
maggiore robustezza e resistenza.
Parliamo infine del colore che generalmente è grigio argento sui fianchi per poi scurirsi
fino al verde scuro sul dorso, le pinne laterali giallastre, a volte rosse, mentre la
caudale e la dorsale sono molto scure.
Naturalmente bisogna far presente che questo Timallide varia di colore in base al fiume e
al fondale che lo ospita.
A questo punto, come in una vera presentazione alieutica, dovremmo parlare delle
dimensioni e del peso, ma a mio modesto parere è inutile, perché essendo un pesce molto
difficile da catturare, combattivo, furbo ed agile, ogni volta che ne allamiamo uno,
riesce a regalarci soddisfazioni e divertimento incredibili al di là dalle sue
dimensioni.
Dove abita
Il temolo occupa il corso medio alto dei fiumi alpini ed in alcuni casi appenninici.
Predilige corsi dacqua con corrente tranquilla, fondale basso e ghiaioso,
possibilmente con una copertura vegetale non eccessiva, ma leccezione come sappiamo
conferma la regola, infatti, le risorgive, pur essendo ricchissime di vegetazione,
costituiscono un habitat fantastico per questo pesce. In definitiva potremmo affermare che
in un fiume, la zona da temolo è a valle di quella da trota ed a monte di quella del
barbo, infatti, capita spesso di vedere insieme questi due pesci. Non dimentichiamoci
però la qualità che le acque dei fiumi, laghi o risorgive devono avere, ovvero, la
limpidezza, la purezza, lossigenazione e la temperatura bassa.
Il temolo è una specie gregaria cioè che si sposta in branchi lungo il corso del fiume
alla ricerca di nutrimento, costituito generalmente da vermi, forme larvali
dinsetti, piccoli crostacei ed insetti allo stadio adulto oppure morti. Il suo
periodo di riproduzione avviene nella tarda primavera, infatti, se confrontato alla trota
possiamo facilmente notare i diversi periodi di apertura e chiusura della pesca, che sono
appunto determinati dal periodo di frega.
Tecniche di pesca
Si tratta di un pesce estremamente selettivo, quindi non facile da insidiare, ed è
proprio per questo che è molto amato dai pescatori a mosca. Le tecniche sono
essenzialmente tutte quelle che la mosca ci può offrire, ovvero: la sommersa, la ninfa,
lemergente e la mosca secca, anche se a parer mio la più bella esaltante e
difficile è lultima citata.
Il modo di salire del temolo è estremamente spettacolare in quanto si lascia trasportare
dalla corrente compiendo un arco per poi arrivare a ghermire linsetto quasi in
posizione ribaltata. Considerando poi che questo nostro amico popola soltanto fiumi o
laghi con acque particolarmente limpide e fredde, ci costringerà a ridurre al minimo i
movimenti dovuti allavvicinamento ed al lancio, ma darà ancora più soddisfazione
vederlo compiere questo movimento per salire sul nostro artificiale.
Ecco alcune regole che possono favorire lazione di pesca.
Come prima cosa il finale dovrà essere ben stirato e diametro molto fine (0,10-0,14
max)
per far si che lartificiale scenda a valle nel modo più naturale possibile ed
evitando il dragaggio, a meno che non si peschi in alcune fasi della giornata (es. il
tramonto) e con alcuni tipi dimitazioni (tricotteri).
Altra cosa da curare molto è la posa della mosca (stiamo parlando della secca), che
dovrà essere il più delicato e preciso possibile affinché, il pesce non si spaventi
vanificando tutti gli sforzi da noi fatti fino al quel momento. Cercheremo, infatti, di
lanciare la nostra mosca allincirca ad una distanza doppia di quella che noi
pensiamo possa essere la profondità del temolo e così facendo daremo il tempo al pesce
di individuare e salire sullartificiale. Ma perché tutto vada nel verso giusto
dobbiamo anche far attenzione che la nostra coda non vada a passare od a cadere nelle
immediate vicinanze del timallide in quanto possiamo facilmente spaventarlo. Per quanto
riguarda la mosca non mi dilungherei molto per il semplice fatto che ce ne sono centinaia
che funzionano molto bene, spetta ad ognuno di noi, attraverso la nostra esperienza
maturata sui fiumi capire quale mosca usare in quel fiume ed in quel momento. Un consiglio
di base potrebbe essere quello di usare mosche piccole, possibilmente in cul de
canard, materiale molto visibile e con una grande galleggiabilità. Ricordiamoci anche di
schiacciare lardiglione affinché il pesce subisca meno danni possibili e possa
essere reimesso velocemente in acqua.
Per quanto riguarda la pesca del temolo con la ninfa o sommersa, potremmo affermare che
possono dare ottimi risultati in assenza di schiuse o con i livelli del fiume alti.
A differenza della trota, che dopo aver mangiato linsetto gira velocemente la testa
e torna in fretta al suo posto, il temolo ghermisce lartificiale in punta di bocca e
senza girarsi ritorna nella sua posizione di caccia, il tutto in modo abbastanza lento. A
questo proposito dobbiamo cercare di tenere la coda più diritta possibile perché sia
possibile ferrare al momento giusto, anche se a volte il pesce si ferra da solo.
Per il lancio non bisogna cercare la distanza, ma soltanto la precisione; lanci di 6 o 8
metri nella maggior parte dei casi sono più che sufficienti e una maggiore distanza
potrebbe penalizzare lazione di pesca, diminuendo notevolmente la sensibilità e la
ferrata.
Anche pescando a ninfa, con uno o due artificiali, è importante lasciarli scendere in
maniera molto naturale e più vicino possibile alla profondità alla quale staziona il
pesce. In questo caso la distanza ridotta e la limpidezza delle acque ci permetteranno di
seguire landamento della nostra mosca in acqua e vedere leventuale attacco del
temolo, gratificandoci così di tutti gli sforzi fatti.
torna al
sommario
|
|
Il
Gambero di fiume
Il Gambero di fiume
(Astacus astacus) appartiene all'ordine dei crostacei Decapodi, sottordine
Reptanti, famiglia degli Astacidi
I gamberi sono caratterizzati da cinque paia di zampe, le due zampe anteriori hanno dimensioni maggiori alle altre e recano due robuste chele.
I gamberi di acqua dolce hanno dimensioni che variano dai 2 ai 40 centimetri e prediligono acque dolci, correnti e pulite, in regioni dal clima temperato.

Durante il giorno i gamberi si rifugiano tra i sassi e fra le radici delle piante. Generalmente sono attivi di notte, quando escono dai propri rifugi per andare alla ricerca di insetti acquatici, vermi, chiocciole e raramente piccoli pesci ed anfibi; sovente si nutre di sostanze in decomposizione.
La riproduzione avviene per accoppiamento verso la fine dell'autunno, il maschio feconda la femmina tramite un ricettacolo presente nel torace di questa. A primavera la femmina depone le uova, dalle quali dopo circa otto settimane schiudono i piccoli. Questi restano con la madre fino a che non diventano autosufficienti. I gamberi di fiume possono superare i tre anni di vita, nel corso della quale subiscono varie mute che consentono di raggiungere le dimensioni di adulto.
La loro presenza è molto rara, tanto che i gamberi d'acqua dolce rientrano fra le specie protette.
Il peggioramento qualitativo delle acque e una epidemia di peste dei gamberi che colpì in tutta l'Europa centrale, sono la causa della scomparsa di questi crostacei dalla maggior parte delle acque dolci.
torna al
sommario
|