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PARLIAMO DI SALVAGUARDIA

I FIUMI E I TORRENTI SONO LE VENE DELL'UNIVERSO,
SONO LE LINEE DELLA TUA VITA, ABBI CURA DI LORO!
(Native American)

INDICE:
present7.gif (50 byte) Garfagnana: ci risiamo!
present7.gif (50 byte) Emergenza Cormorani
present7.gif (50 byte) La guerra agli insetti può costarci molto cara
present7.gif (50 byte) La fitodepurazione delle acque
present7.gif (50 byte) Condannato titolare di una cartiera della media valle del Serchio
present7.gif (50 byte) Scempio nella Valle del Serchio
present7.gif (50 byte) I torrenti dei Monti Pisani: T. Visona e T. Zambra
present7.gif (50 byte) Il Rio Lombricese e la Madonna di Candalla
present7.gif (50 byte) Le trote di Michelangelo
present7.gif (50 byte) Le trote di Michelangelo IIa parte
present7.gif (50 byte) Avvelenamento Serchio
present7.gif (50 byte) Comitato Difesa Fluviale
present7.gif (50 byte) Devastazione Torrente Lima
present7.gif (50 byte) Devastazione Torrente Verdiana

 


 

GARFAGNANA: CI RISIAMO!
di Gianluca Bertozzi
(giugno 1999) 

La neve ancora presente sulle cime più elevate delle Alpi Apuane e il verde intenso della vegetazione, che domina ancora la Garfagnana, riportano la nostra mente al mese di aprile di quest’anno quando le perturbazioni, abbondantemente presenti, hanno positivamente influito sulla salute dei boschi, dei terreni e soprattutto dei corsi d’acqua dell’intera valle.

Sono però bastati solamente venti giorni di clima estivo perché gli effetti delle piogge siano stati totalmente vanificati. Il bassissimo livello dell’acqua e la presenza di vegetazione, che copre quasi completamente il fondo dei torrenti, non sono però stati provocati esclusivamente da pochi giorni di bel tempo.

Come al solito sono le azioni dell’uomo a condizionare sensibilmente gli equilibri naturali. La presenza in Garfagnana di una fitta rete di captazione idrica, con numerose chiuse, sbarramenti e dighe, influisce negativamente sul livello dei corsi d’acqua della valle.

L’ENEL, in questo campo, fa la parte del leone, trattenendo le acque nei propri bacini idroelettrici proprio nel momento in cui sarebbe più giusto un rilascio maggiore.

Questa logica che scaturisce esclusivamente dalla politica del "massimo risultato con il minimo sforzo" non giova certamente ai nostri fiumi e fa presagire l’ennesima estate di magra.

Siamo ancora lontani dal prendere piena coscienza delle problematiche che affliggono i nostri corsi d’acqua; Amministrazioni locali, Enti pubblici e persino Organizzazioni con fini di salvaguardia ambientale, sono occupate in altre attività e non possono certo pensare alla tutela dei torrenti.

Sono circa sette anni che frequento i torrenti della Garfagnana e, senza timore di essere smentito, posso affermare che le loro condizioni di salute sono alquanto peggiorate, sia in termini di presenza di flora e fauna che di livelli d’acqua nel periodo estivo.

È prevedibile che quest’anno, in molti tratti dei corsi minori, l’acqua mancherà per un periodo considerevole.

Non possiamo più perdere tempo in chiacchiere e in interventi correttivi improvvisati e poco influenti, la salvaguardia degli ecosistemi fluviali è interesse di tutti e tutti dobbiamo impegnarci per invertire l’attuale tendenza di continuo degrado.

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EMERGENZA CORMORANI
di Gianluca Bertozzi

 La protezione del Cormorano in tutta Europa, giustificata dal rischio di estinzione di questo volatile, ha dato in questi ultimi anni risultati notevoli e oggi la popolazione europea si aggira intorno alle 230.000 unità. Questa è la riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto l’uomo con i suoi comportamenti riesca ad influenzare, positivamente o negativamente, l’ambiente in cui vive e le forme di vita presenti.

Il forte incremento di questa specie ha però provocato non pochi problemi soprattutto nel nord Europa; ma anche nel nostro Paese si comincia a parlare di emergenza. Il Cormorano (Phalacrocorax carbo), si è così facilmente ripopolato grazie anche al cibo in abbondanza che ha potuto trovare nelle valli da pesca, negli allevamenti ittici e nei fiumi in cui si effettuano ripopolamenti di pesce, tanto da far considerare questa specie un vero e proprio incubo dal quale liberarsi ricorrendo anche all’abbattimento controllato.

Gli studiosi hanno valutato che un Cormorano, in media, mangia circa 300 grammi di pesce al giorno ma c’è anche da considerare il fatto che spesso uccide le sue prede senza poi cibarsene. Ci chiediamo a questo punto se le popolazioni ittiche non siano degne di protezione alla stessa stregua del grosso volatile.

Come ristabilire i giusti equilibri è il quesito che a questo punto si pone. È probabile che in corsi d’acqua perfettamente naturali, le popolazioni ittiche siano capaci di difendersi e quindi l’equilibrio non subirebbe alterazioni sensibili. Nei corsi d’acqua ripopolati artificialmente questo invece non avviene. Per quanto riguarda gli allevamenti ittici, ci sono diverse soluzioni praticabili (come ad esempio le reti di protezione) che potrebbero risolvere gran parte dei problemi.

Procedere ad abbattimenti con personale specializzato, per controllare il numero degli esemplari, potrebbe sembrare una misura non opportuna nei confronti di una specie ancora sottoposta a protezione e sicuramente farebbe storcere il naso agli animalisti più "accaniti".

Le misure di protezione, adottate per riparare ai danni causati dai nostri comportamenti errati, non possono però essere indirizzate esclusivamente su alcune specie, arbitrariamente ritenute più importanti di altre, ma debbono svilupparsi con più ampio raggio e mirare al mantenimento degli equilibri naturali degli ecosistemi.

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LA GUERRA AGLI INSETTI PUÒ COSTARCI MOLTO CARA
(tratto da un articolo della metà degli anni 80 di Mario Rigoni Stern)

 Cosa sta accadendo tra gli insetti, dopo che in questi ultimi trent’anni gli interventi fatti dall’uomo per combatterli hanno provocato profondi cambiamenti nel loro mondo?

Seppure essi vivano da un polo all’altro della terra, è dato per certo che DDT e altri insetticidi (…..) hanno alterato profondamente la vita e forse la struttura di questa classe di antropoidi. Attualmente se ne contano 800.000 specie, ma chissà quante altre ne rimangono da scoprire se, come assicurano gli entomologi, ogni anno se ne trovano almeno diecimila di nuove.

(…..) Le loro dimensioni variano da un quarto di millimetro a 25-30 centimetri; hanno il corpo suddiviso in capo, torace e addome. Il capo è fornito di due antenne dalle facoltà sensitive e ricettive straordinarie, da occhi semplici o composti e da un apparato boccale; il torace ha tre segmenti su cui troviamo tre paia di zampe e un paio o due di ali; l’addome è costituito da un numero variabile di segmenti. Da questa sua costituzione viene il nome insectum che in latino vuol dire "diviso".

(…..) Ma scusatemi, non volevo farvi lezione di storia naturale da scuola d’obbligo; quel che volevo far notare è un’altra cosa: ossia come abbiamo esagerato, o agito frettolosamente senza prevederne le conseguenze, nella lotta contro questo grande mondo degli insetti.

Intanto di una cosa dobbiamo essere certi: che senza di loro la nostra terra diventerebbe un infelice deserto luogo nello spazio. Chi impollinerebbe i fiori? Chi favorirebbe il processo di decomposizione, fenomeno essenziale alla vita? E di che cosa si ciberebbero molte altre specie animali: uccelli e pesci? E anche la lotta contro altri insetti che avrebbero il sopravvento con esiti incalcolabili nel sistema ecologico, da chi verrebbe fatta se non ci fossero altri insetti? Ma è anche evidente, in questi ultimi anni, la rivincita di questi piccoli esseri sugli interventi fatti ad arte dell’uomo per eliminarli (…..).

Inventeremo veleni più potenti per levarci d’intorno il ronzio di una mosca resistente? O per non vedere una scolopendra in cantina? Ma fino a che punto, c’è da chiedersi, gli altri esseri viventi, dai vegetali all’uomo, saranno disposti ad assorbire questi veleni? (…..) Insomma a certe strisce insetticide che poi si è scoperto evaporano sostanze cancerogene (ma che facevano stecchire le mosche, che, mamma mia, sono così noiose!), sono da preferire le vecchie carte con il vischio o le trappole con l’aceto.

(…..) Ora, chi studia e osserva le cose della natura, ha constatato che le uova degli uccelli, a causa dei veleni usati dagli uomini per combattere gli insetti, hanno i gusci sottili e fragili, e che i piccoli nati da tali uova hanno un’alta mortalità. Sono tutti sintomi da non sottovalutare se non vogliamo pagare cara la lotta agli insetti.

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LA FITODEPURAZIONE DELLE ACQUE
(a cura di Gianluca Bertozzi)

 Come tutti noi sappiamo, la depurazione delle acque usate a scopi civili, si effettua mediante depuratori che, una volta trattato il liquido, lo reimmettono nei corsi d’acqua. La depurazione avviene grazie a procedimenti meccanici e biologici che restituiscono all’acqua caratteristiche fisico-chimiche tali da farle rientrare nei limiti previsti dalla normativa vigente.

Normalmente però, il liquido che vediamo uscire dagli impianti di depurazione è una fanghiglia marroncina che, a causa della presenza ancora consistente di agenti eutrofizzanti, favorisce un accrescimento della vegetazione superiore alla norma nei fiumi e nei canali dove essa viene immessa.

Per questo motivo è stato messo a punto, in alcune regioni italiane (Friuli, Toscana etc), un sistema di affinamento depurativo delle acque usate chiamato fitodepurazione che, come dice il nome stesso, è un processo di depurazione che utilizza i vegetali. Il metabolismo vegetale, infatti, riduce o addirittura elimina i rischi della carica batterica, rimuovendo i nutrienti e gli agenti inquinanti sempre presenti nei reflui depurati.

I sistemi tecnici di realizzazione degli impianti di fitodepurazione possono essere differenti: bacini, prati etc.. In pratica si tratta di convogliare, in bacini con una buona impermeabilità del fondo, il liquido che esce dagli impianti tradizionali di depurazione e successivamente favorire lo sviluppo di vegetazione riparia, preferibilmente di origine autoctona.

Nell’impianto di Bevazzane (nel Comune di Latisana UD), ad esempio, sono state utilizzate, in via sperimentale, la Macrofita galleggiante (lenticchia d’acqua), la Rizomatosa canna palustre (mazzasorda) e il Giacinto d’acqua che, anche se alloctono, è rinomato per le sue qualità depurative. Il tempo di ritenzione idraulica nei bacini è di circa 5 giorni, ma questo dato è molto variabile in base alle caratteristiche dell’impianto biologico dal quale arrivano le acque e dalle caratteristiche della rete fognaria.

La fitodepurazione è quindi una delle possibili tecniche per mitigare l’impatto che gli scarichi inevitabilmente causano sull’ambiente acquatico. La diffusione di questa tecnica, economicamente sostenibile ed ecologicamente valida, è quindi auspicabile anche nella nostra regione dove, peraltro, si sente ancora la mancanza di impianti di depurazione tradizionale.

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Da un comunicato stampa dell'AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI LUCCA - SETTORE CACCIA E PESCA

 

CONDANNATO TITOLARE DI UNA CARTIERA DELLA MEDIA VALLE DEL SERCHIO CHE CON I SUOI SCARICHI INQUINANTI AVEVA CAUSATO UNA INGENTE MORIA DI PESCI

 

Proprio il grave disastro ambientale del Danubio di cui si occupano le cronache internazionali di questi giorni fa balzare agli onori della cronaca la sentenza con la quale il Pretore di Lucca negli scorsi giorni ha condannato a 8 mesi di arresto il titolare di una cartiera situata lungo il torrente Turrite Cava che aveva provocato una ingente moria di pesci di pregio soprattutto trote.

I fatti risalgono all’estate del 1995 quando la Polizia Provinciale di Lucca intervenne per i rilievi del caso su una imponente moria di fauna ittica causata dallo sversamento di sostanze tossiche nel torrente Turrite Cava.

Centinaia di pesci morti, un tratto di oltre un chilometro di torrente completamente distrutto.

I Vigili della Provincia notarono come l’evento di moria iniziava in corrispondenza di una cartiera e documentarono con una serie di eloquenti fotografie lo sversamento della sostanza tossica dall’insediamento produttivo inoltrando il rapporto del caso alla Autorità Giudiziaria.

A seguito delle indagini successivamente commissionate dal magistrato alla Polizia Provinciale di Lucca veniva rinviato a giudizio per inquinamento il titolare della cartiera che da contumace proprio nei giorni scorsi è stato condannato ad otto mesi di arresto.

Al comune di Fabbriche di Vallico spetta ora la quantificazione dell’indennizzo che a norma di legge il titolare della cartiera deve corrispondere al fine di reintegrare il patrimonio ittico andato distrutto composto pressoché esclusivamente da pregiate trote.

L’episodio, emblematico, sottolinea la necessità di non abbassare la guardia verso i rischi che pur se in proporzione inferiore corrono anche i nostri corsi d’acqua a causa di possibili gravi inquinamenti.

 

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SCEMPIO NELLA VALLE DEL SERCHIO
(I soci del club)

 

Sulle televisioni pubbliche e private e sui giornali sentiamo tanto parlare di un progresso compatibile con una tutela ambientale.
Allora cosa dire dei lavori che stanno distruggendo la valle del torrente FEGANA nel comune di COREGLIA (LUCCA) sotto la Riserva ORRIDO DI BOTRI?
La valle della Fegana era un gioiello di rara bellezza con un bosco di alberi di alto fusto dove forse ancora viveva il raro gufo reale, un torrente con acqua limpidissima, un cielo dove oltre alle poiane spesso si vedeva volare l'aquila reale.
Adesso tutto questo non esiste più, la delicatezza dell'ambiente è stata affrontata con la violenza delle seghe elettriche e delle ruspe, costruendo una centrale ENEL che permetterà qualche ulteriore spreco di energia ad una società ricca, annoiata e sempre più disinteressata alla tutela ambientale. 

 


Ci commoviamo per la foresta Amazzonica e non vediamo cosa stiamo facendo sotto casa nostra.
Il torrente e il bosco sconvolti per chilometri, ci chiediamo perchè? 
In nome di quale futuro? Chi ha reso possibile tutto questo?
E' prevista per i prossimi anni la Costruzione di 5 nuove dighe nella Valle del Serchio (Torrente Coccia, Torrente Liegora, Torrente Lima e Torrente Fegana), la distruzione finale della Valle! Sanno questi signori che il fabbisogno di energia elettrica in Italia viene coperto solo per il 13% dalle centrali idroelettriche e che la tendenza in tutto il mondo è quella di ridurre la produzione di energia tramite invasi idroelettrici?



E noi cosa facciamo?
Ne costruiamo di nuove!
Quali interessi possono rendere possibile tutto ciò?
Quelli della comunità? 
Certo che no, i soliti interessi economici di pochi a discapito delle tasche, dell'ambiente e della salute di tutti noi!
Tutti i soci del Club si sono fatti parte attiva per combattere questo scempio, aiutateci, inviateci pareri, consigli ve ne saremo molto grati!

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I torrenti dei Monti Pisani: T. Visona e T. Zambra
(di Stefano Moda)

La mattina del 6 marzo 2002 sono andato a vedere come stanno i torrenti dei miei Monti Pisani, ho cominciato dalla provincia di Lucca con il torrente VISONA, l’ambiente è conservato e agevoli le sponde, l’acqua è di buona qualità e se si escludono dei tubi neri di natura e finalità a me sconosciute e qualche ruota di camion che non capisco proprio come ha fatto ad arrivarci non ci sono grossi problemi di inquinamento ma di pesci nemmeno l’ombra.

Diametralmente opposta per posizione e caratteristiche lo ZAMBRA di Calci nella provincia di Pisa.
A monte di Castelmaggiore da alcuni anni vi è un tratto di torrente con divieto di pesca.
Nel tratto libero sopra Calci è un susseguirsi di briglie impossibili da risalire per eventuali pesci che lì rimangono confinati.
In compenso rifiuti di ogni genere scendono a valle o si depositano sul fondo di queste vasche, anche se ad onor del vero la situazione due anni fa era peggiore.
In queste vasche vi sono le trote e altri ciprinidi locali. Le trote che ho preso e subito liberato erano di dimensioni accettabili, di ceppo a mio avviso non autoctono, di immissione ma con caratteri somatici conservati ma l’ambiente si degrada verso il paese di Castelmaggiore con alcuni scarichi inquinanti da me segnalati all’autorità competenti. Purtroppo in una vasca ho trovato una trota morta e gli abitanti del posto mi hanno detto che le trote le hanno immesse il giovedì e la domenica se le erano già catturate tutte.

Mi chiedo perché ho trovato le trote in un ambiente degradato e non in uno decisamente migliore, mi chiedo se si può fare qualcosa per le trote superstiti.

Alcuni immagini che testimoniano la situazione  del Torrente Zambra 

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Il Rio Lombricese e la Madonna di Candalla
(di Stefano Moda)

lI quadro della protettrice di Pisa:la Madonna di Sotto gli Organi che si trova nel Duomo di Pisa venne asportato nel 1225 durante la guerra tra Pisani e Lucchesi dal castello di Lombrici sulla strada del rio Lombricese in Valle di Camaiore. E' stato proprio cercando i ruderi di questo castello che in data 12 marzo, ho risalito il torrente Lombricese in un ambiente di rara bellezza. In quell'aria di mistero, sarà per le leggende che vi sono legate, sarà per l'ambiente naturale selvaggio e potente, che avevo provato soltanto su un altro torrente: il compianto Fegana(prima che ruspe e tubi devastassero la mia Valle delle Fate). Il tratto  da me descritto inizia in località Candalla, sopra Lombrici:si risale il torrente passando a monte di un vecchio mulino e si avanza sotto lo strapiombo del Pennino di Candalla (palestra per i rocciatori). L'ambiente con i suoi ruderi è abbandonato da molti anni ma questo mescolarsi di antiche vicende allo scorrere dell'acqua di oggi ne aumenta il fascino. L'aspetto è quello di un tipico torrente appenninico con buche molto profonde. Vi ho visto schiudere molti tricotteri marroni ed effimere grigie segno di bontà dell'acqua ma di trote nemmeno l'ombra. Tornando all'auto ho letto con timore su un cartello di un progetto di ASSESTAMENTO IDROGEOLOGICO del territorio di Lombrici e Metato, mi sono non poco spaventato memore  del dissesto provocato sulla Fegana, sulla Lima e sul Vezza. Tornato a Pisa sono andato a pregare ...la Madonna di sotto gli organi che protegga il Suo Rio Lombricese. Per le famiglie consiglio di visitare lì vicino la grotta all'onda, dalla quale nasce il Rio Lombricese, sede di insediamenti preistorici (vedi itinerario AlpiApuane.com). Si può mangiare a Candalla: Ristorante Emilio e Bona o Osteria Candalla. Alcuni dei reperti della Grotta all'onda si possono osservare nel Museo di Camaiore.
Come arrivare: Superstrada fino a Camaiore, proseguire per Casoli-Lombrici, a Lombrici si prende per Candalla e fra mulini e cascatelle si può risalire fino alla sorgente presso la Grotta dell'Onda (poche trote ma ambiente di sogno).


Il Rio Lombricese


La Madonna di sotto gli Organi (sec. XIII)


Ancora il Rio Lombricese

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LE TROTE DI MICHELANGELO
(di Stefano Moda)

Forse non tutti sanno che sotto le cave del monte Altissimo nel Parco Pietà scorre nel suo alveo di marmo il torrente Serra. L'ambiente è reso suggestivo proprio dalla roccia marmifera bianca, l'acqua è pura e le trote piccole e selvatiche. Parlo del tratto a monte delle fabbriche marmifere di Malbacco (comune di Seravezza), a valle l'ambiente si degrada per i rifiuti urbani e per le lavorazioni del marmo stesso anche se nella Z.R.S. si possono trovare trote di immissione sia a Malbacco, sia a Riomagno fino dentro Seravezza dove il Serra si unisce al Vezza formando il Fiume Versilia. Purtroppo la qualità dell'acqua del Vezza è molto influenzata dai lavori in alveo a monte ma nel tratto no Kill di Seravezza si può trascorrere una piacevole giornata di pesca ai cavedani che lì abbondano. Tornando alle trote...di Michelangelo mi riferisco a quel tratto di torrente Serra considerato "acque a salmonidi libere" che a mio avviso andrebbe tutelato per la bellezza paesaggistica e per l'ambiente esclusivo. Consiglio il tratto iniziale a mosca (correntine alternate a buche di media profondità) mentre quando il torrente si allontana dalla strada approfondendosi con rive scoscese e buche profonde il rischio di rimanere bloccati almeno ad inizio stagione e livelli alti è reale. Consiglio inoltre una visita alle cave di marmo dell'Altissimo per il loro valore storico e la loro imponenza.
 Mi auspico.. "pietà" per questo ecosistema così unico e fragile dove ancora vivono nascoste e timide le trote autoctone di...Michelangelo.
Come arrivare: uscita Versilia dell'autostrada  A12 Genova-Livorno, strada statale fino a Seravezza. 


Suggestiva immagine del Torrente Serra

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LE TROTE DI MICHELANGELO IIa PARTE
(di Stefano Moda)

Tempo fa parlai delle bellezze della valle del Torrente SERRA e delle sue trote, soffermandomi sulla ricchezza di cavedani della ZRS no-kill di Seravezza, adesso mi trovo a chiedermi:
che fine hanno fatto quei cavedani e quelle trote?
Quando l' ho chiesto al gestore del Bar che mi ha fatto il tesserino non ha risposto ma ha sorriso maliziosamente facendomi capire che tutto il paese (escluso la sorveglianza…evidentemente) era a conoscenza del livello di bracconaggio di quel tratto di fiume.
Il Serra è una discarica a cielo aperto di rifiuti urbani e della lavorazione del marmo.
Le ruspe lavorano indisturbate sul greto del fiume costruendo passaggi per le sempre più invadenti cave, esemplare quella sopra Malbacco (a mio avviso aumentando il rischio franoso) e riempiendo il torrente di sabbia di marmo che uccide la microfauna.
Pur essendo inizio stagione, a livello delle sorgenti, vi è una fioritura di alghe verdi che non fa ben sperare per la stagione estiva.
Questi rinnovati scempi si sommano al fatto che il Torrente Vezza (principale fiume della ZRS Alta Versilia) da alcuni anni è impescabile durante i giorni lavorativi per lo stato delle acque, a causa delle attività in alveo e industriali che si trovano sul suo corso.
Mi chiedo come così poche persone possano avere un impatto così devastante su un ambiente e come tutto ciò possa avvenire sotto gli occhi di tutti (vigilanza compresa).
Mi riferisco al Torrente Serra visto che per il Vezza la giustificazione è stata trovata nella passata disastrosa alluvione.

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AVVELENATO IL FIUME SERCHIO
(I soci del club)

La mattina del 4 giugno 2002, nel paese di Castelnuovo Garfagnana, alla confluenza del fiume Serchio con il torrente Turrite Secca, sono stati trovati centinaia e centinaia di pesci morti per asfissia causata dalla carenza di ossigeno disciolto in acqua, probabilmente provocata dalla la presenza di cloruri scaricati abusivamente nell’acqua.

Sono intervenuti tempestivamente la Polizia Provinciale, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Municipale, i Carabinieri, il sindaco di Castelnuovo G.na, l’USL e l’ ARPAT, che hanno prelevato campioni di acqua e pesci morti da analizzare presso l’Istituto Zooprofilattico di Pisa. Campionamenti sono stati effettuati anche nel torrente La Fossa, dal quale sembra abbia avuto inizio il fenomeno di avvelenamento, effettuate campionature anche alla Cartiera ed all’impianto di depurazione del Comune di Castelnuovo i cui scarichi vengono riversati nel torrente La Fossa. Dopo alcune misurazioni relative alla temperatura dell’acqua ed alla quantità di ossigeno in essa presente è stato provveduto alla rimozione dei pesci morti.

Come ben sapete le fabbriche a Castelnuovo G.na non sono molte, quindi, non dovrebbe essere impossibile poter risalire ai colpevoli di questo disastro, per i quali ci auspichiamo una dura punizione.

Come sempre, in questi casi, si parla solo dei danni visivi, vale a dire, soltanto della morte di centinaia di pesci, mentre non si fa riferimento alla distruzione di tutte le altre forme di vita che insieme ai pesci costituiscono l’intero ecosistema fluviale colpito, come i crostacei, i macroinvertebrati, ecc.

Il danno è incalcolabile, affinché il tratto di fiume avvelenato recuperi il proprio equilibrio naturale saranno necessari molti anni; i pesci potranno essere sostituiti con esemplari provenienti da allevamenti, magari qualitativamente certificati, ma per i macroinvertebrati non sarà cosi semplice.

Ogni qualvolta accadono episodi del genere speriamo sempre si tratti dell’ultima volta, invece, purtroppo non è così; fintanto esistono individui che non hanno rispetto per la natura, che continuano a considerare i fiumi come un semplice mezzo per eliminare i propri rifiuti ci troveremo di fronte a scempi come questo. Perché ancora molte “persone” non si rendono conto che quanto facciamo alla natura lo facciamo a noi stessi?

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COMITATO DIFESA FLUVIALE
(di Roberto Messori della rivista Fly Line)

Le piccole mosse di un tricottero che schiude sulla pietra di un torrente rappresentano un importante contatto anche per il pescatore a mosca, che attraverso esse rinnova la propria vitale passione. Questa passione però può vivere solo in acque pulite ed in fiumi e torrenti naturali. Purtroppo le futuristiche previsioni di un ventennio fa si stanno avverando, previsioni ambientalmente catastrofiche, previsioni che allora parevano lontane, ed ora stanno dilagando tra indifferenza e senso di impotenza. Se contro l’indifferenza si può fare poco, coloro che non vogliono rimanere tali usufruiscono ora della possibilità di realizzare un importante strumento di lotta. Nella sua concezione, il CDF potrebbe essere sostenuto da tutte le associazioni di pescatori, da tutti i cittadini stanchi di scempi ambientali rivolti contro i fiumi, da tutti gli ittiologi e idrobiologi che vedono le proprie ricerche sempre più immiserite e sistematicamente ignorate nelle scelte politiche, dagli ingegneri idraulici coscienti della necessità di cambiare rotta e di ogni associazione ambientale degna di tale nome. Il CDF non è un movimento politico, ma uno strumento di lotta legale e più associati avrà e più potente ed efficace risulterà la sua azione. Bastano piccole mosse di tanti per realizzarlo. La redazione, dopo 17 anni di divulgazione dei due argomenti indissolubili quali l’ecosistema acquatico e la pesca a mosca quale sistema di fruizione a basso impatto, visto che l’informazione (che cercherà comunque di migliorare, come sempre) non basta, ha deciso di muoversi in prima persona e di realizzare qualcosa di più efficace delle solite discussioni, dei compromessi gestionali e dei convegni. Qualcosa di nuovo che da un lato riunisca tutti e dall’altro sia finalmente dirompente. Dubito che, se strutturato, un difensore civico dei fiumi similmente concepito possa fallire, vista la massa di persone e di associazioni che ne hanno bisogno. La realizzazione di una struttura di questo tipo è direttamente proporzionale al numero di persone che vorranno sostenerla. Non ci saranno più scuse: se non si perverrà alla sua realizzazione, nessuno avrà più diritto di lamentarsi dei menefreghisti, senza mettere il proprio nome in cima alla loro lista. Da diciassette anni conoscete Fly Line ed il sottoscritto, e quindi la passione e l’entusiasmo che caratterizzano la struttura della rivista. É difficile dire quanto bene abbiano fatto ai fiumi le novantotto uscite (a Settembre uscirà Fly Line n 100!), per non parlare delle uscite speciali, circa millequattrocento pagine in tutto di pesca a mosca e cultura del fiume. Certamente avranno soddisfatto chi già manifesta sensibilità, e forse fatto riflettere parte dei meno sensibili. In ogni modo hanno sostenuto potentemente la crescita della pesca con la mosca artificiale.
Purtroppo tra i pescatori le divisioni sono state più potenti di ogni logica ambientale, ma ora chiedo l’appoggio di tutti i volenterosi ed anche dei disillusi: appoggiate l’iniziativa, fatela conoscere, discutetela nei clubs, chiedete alla redazione il documento in formato pdf e immettete l’articolo in modo evidente nei siti web e nei forum e soprattutto inviate a Fly Line ogni vostra considerazione: risponderemo ad ogni contatto a costo di passare le notti davanti ai monitor. sul Comitato Difesa Fluviale.

Scarica il resoconto del: 1° Meeting Comitato Difesa Fluviale (file PDF)

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DEVASTAZIONE TORRENTE LIMA
(I soci del Club)

Non ci sono parole per descrivere l'ennesima aggressione ad un ecosistema fluviale, lasciamo parlare le immagini; le parole ripeterebbero quanto già detto per tanti, troppi fiumi e torrenti che hanno subìto le "cure" dell'uomo.
Le immagini si riferiscono al Torrente Lima nei pressi del Ponte Sospeso, in località Mammiano (PT).

 

 

 

 

 

 

 

 

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DEVASTAZIONE TORRENTE VERDIANA
(I soci del Club)

Anche in questo caso le parole non servono, lasciamo parlare le immagini che si riferiscono al Torrente Verdiana, un affluente del Torrente Lima nel quale si immette in località La Lima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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