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PARLIAMO DI SALVAGUARDIA |
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I FIUMI E I TORRENTI SONO LE VENE
DELL'UNIVERSO, |
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GARFAGNANA: CI RISIAMO! di Gianluca Bertozzi (giugno 1999) La neve ancora presente sulle cime più elevate delle Alpi Apuane e il verde intenso della vegetazione, che domina ancora la Garfagnana, riportano la nostra mente al mese di aprile di questanno quando le perturbazioni, abbondantemente presenti, hanno positivamente influito sulla salute dei boschi, dei terreni e soprattutto dei corsi dacqua dellintera valle. Sono però bastati solamente venti giorni di clima estivo perché gli effetti delle piogge siano stati totalmente vanificati. Il bassissimo livello dellacqua e la presenza di vegetazione, che copre quasi completamente il fondo dei torrenti, non sono però stati provocati esclusivamente da pochi giorni di bel tempo. Come al solito sono le azioni delluomo a condizionare sensibilmente gli equilibri naturali. La presenza in Garfagnana di una fitta rete di captazione idrica, con numerose chiuse, sbarramenti e dighe, influisce negativamente sul livello dei corsi dacqua della valle. LENEL, in questo campo, fa la parte del leone, trattenendo le acque nei propri bacini idroelettrici proprio nel momento in cui sarebbe più giusto un rilascio maggiore. Questa logica che scaturisce esclusivamente dalla politica del "massimo risultato con il minimo sforzo" non giova certamente ai nostri fiumi e fa presagire lennesima estate di magra. Siamo ancora lontani dal prendere piena coscienza delle problematiche che affliggono i nostri corsi dacqua; Amministrazioni locali, Enti pubblici e persino Organizzazioni con fini di salvaguardia ambientale, sono occupate in altre attività e non possono certo pensare alla tutela dei torrenti. Sono circa sette anni che frequento i torrenti della Garfagnana e, senza timore di essere smentito, posso affermare che le loro condizioni di salute sono alquanto peggiorate, sia in termini di presenza di flora e fauna che di livelli dacqua nel periodo estivo. È prevedibile che questanno, in molti tratti dei corsi minori, lacqua mancherà per un periodo considerevole. Non possiamo più perdere tempo in chiacchiere e in interventi correttivi improvvisati e poco influenti, la salvaguardia degli ecosistemi fluviali è interesse di tutti e tutti dobbiamo impegnarci per invertire lattuale tendenza di continuo degrado.
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EMERGENZA CORMORANI La protezione del Cormorano in tutta Europa, giustificata dal rischio di estinzione di questo volatile, ha dato in questi ultimi anni risultati notevoli e oggi la popolazione europea si aggira intorno alle 230.000 unità. Questa è la riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto luomo con i suoi comportamenti riesca ad influenzare, positivamente o negativamente, lambiente in cui vive e le forme di vita presenti. Il forte incremento di questa specie ha però provocato non pochi problemi soprattutto nel nord Europa; ma anche nel nostro Paese si comincia a parlare di emergenza. Il Cormorano (Phalacrocorax carbo), si è così facilmente ripopolato grazie anche al cibo in abbondanza che ha potuto trovare nelle valli da pesca, negli allevamenti ittici e nei fiumi in cui si effettuano ripopolamenti di pesce, tanto da far considerare questa specie un vero e proprio incubo dal quale liberarsi ricorrendo anche allabbattimento controllato. Gli studiosi hanno valutato che un Cormorano, in media, mangia circa 300 grammi di pesce al giorno ma cè anche da considerare il fatto che spesso uccide le sue prede senza poi cibarsene. Ci chiediamo a questo punto se le popolazioni ittiche non siano degne di protezione alla stessa stregua del grosso volatile. Come ristabilire i giusti equilibri è il quesito che a questo punto si pone. È probabile che in corsi dacqua perfettamente naturali, le popolazioni ittiche siano capaci di difendersi e quindi lequilibrio non subirebbe alterazioni sensibili. Nei corsi dacqua ripopolati artificialmente questo invece non avviene. Per quanto riguarda gli allevamenti ittici, ci sono diverse soluzioni praticabili (come ad esempio le reti di protezione) che potrebbero risolvere gran parte dei problemi. Procedere ad abbattimenti con personale specializzato, per controllare il numero degli esemplari, potrebbe sembrare una misura non opportuna nei confronti di una specie ancora sottoposta a protezione e sicuramente farebbe storcere il naso agli animalisti più "accaniti". Le misure di protezione, adottate per riparare ai danni causati dai nostri comportamenti errati, non possono però essere indirizzate esclusivamente su alcune specie, arbitrariamente ritenute più importanti di altre, ma debbono svilupparsi con più ampio raggio e mirare al mantenimento degli equilibri naturali degli ecosistemi.
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LA GUERRA AGLI INSETTI PUÒ COSTARCI MOLTO CARA Cosa sta accadendo tra gli insetti, dopo che in questi ultimi trentanni gli interventi fatti dalluomo per combatterli hanno provocato profondi cambiamenti nel loro mondo? Seppure essi vivano da un polo allaltro della terra, è dato per certo che DDT e altri insetticidi ( ..) hanno alterato profondamente la vita e forse la struttura di questa classe di antropoidi. Attualmente se ne contano 800.000 specie, ma chissà quante altre ne rimangono da scoprire se, come assicurano gli entomologi, ogni anno se ne trovano almeno diecimila di nuove. ( ..) Le loro dimensioni variano da un quarto di millimetro a 25-30 centimetri; hanno il corpo suddiviso in capo, torace e addome. Il capo è fornito di due antenne dalle facoltà sensitive e ricettive straordinarie, da occhi semplici o composti e da un apparato boccale; il torace ha tre segmenti su cui troviamo tre paia di zampe e un paio o due di ali; laddome è costituito da un numero variabile di segmenti. Da questa sua costituzione viene il nome insectum che in latino vuol dire "diviso". ( ..) Ma scusatemi, non volevo farvi lezione di storia naturale da scuola dobbligo; quel che volevo far notare è unaltra cosa: ossia come abbiamo esagerato, o agito frettolosamente senza prevederne le conseguenze, nella lotta contro questo grande mondo degli insetti. Intanto di una cosa dobbiamo essere certi: che senza di loro la nostra terra diventerebbe un infelice deserto luogo nello spazio. Chi impollinerebbe i fiori? Chi favorirebbe il processo di decomposizione, fenomeno essenziale alla vita? E di che cosa si ciberebbero molte altre specie animali: uccelli e pesci? E anche la lotta contro altri insetti che avrebbero il sopravvento con esiti incalcolabili nel sistema ecologico, da chi verrebbe fatta se non ci fossero altri insetti? Ma è anche evidente, in questi ultimi anni, la rivincita di questi piccoli esseri sugli interventi fatti ad arte delluomo per eliminarli ( ..). Inventeremo veleni più potenti per levarci dintorno il ronzio di una mosca resistente? O per non vedere una scolopendra in cantina? Ma fino a che punto, cè da chiedersi, gli altri esseri viventi, dai vegetali alluomo, saranno disposti ad assorbire questi veleni? ( ..) Insomma a certe strisce insetticide che poi si è scoperto evaporano sostanze cancerogene (ma che facevano stecchire le mosche, che, mamma mia, sono così noiose!), sono da preferire le vecchie carte con il vischio o le trappole con laceto. ( ..) Ora, chi studia e osserva le cose della natura, ha constatato che le uova degli uccelli, a causa dei veleni usati dagli uomini per combattere gli insetti, hanno i gusci sottili e fragili, e che i piccoli nati da tali uova hanno unalta mortalità. Sono tutti sintomi da non sottovalutare se non vogliamo pagare cara la lotta agli insetti.
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LA FITODEPURAZIONE DELLE ACQUE Come tutti noi sappiamo, la depurazione delle acque usate a scopi civili, si effettua mediante depuratori che, una volta trattato il liquido, lo reimmettono nei corsi dacqua. La depurazione avviene grazie a procedimenti meccanici e biologici che restituiscono allacqua caratteristiche fisico-chimiche tali da farle rientrare nei limiti previsti dalla normativa vigente. Normalmente però, il liquido che vediamo uscire dagli impianti di depurazione è una fanghiglia marroncina che, a causa della presenza ancora consistente di agenti eutrofizzanti, favorisce un accrescimento della vegetazione superiore alla norma nei fiumi e nei canali dove essa viene immessa. Per questo motivo è stato messo a punto, in alcune regioni italiane (Friuli, Toscana etc), un sistema di affinamento depurativo delle acque usate chiamato fitodepurazione che, come dice il nome stesso, è un processo di depurazione che utilizza i vegetali. Il metabolismo vegetale, infatti, riduce o addirittura elimina i rischi della carica batterica, rimuovendo i nutrienti e gli agenti inquinanti sempre presenti nei reflui depurati. I sistemi tecnici di realizzazione degli impianti di fitodepurazione possono essere differenti: bacini, prati etc.. In pratica si tratta di convogliare, in bacini con una buona impermeabilità del fondo, il liquido che esce dagli impianti tradizionali di depurazione e successivamente favorire lo sviluppo di vegetazione riparia, preferibilmente di origine autoctona. Nellimpianto di Bevazzane (nel Comune di Latisana UD), ad esempio, sono state utilizzate, in via sperimentale, la Macrofita galleggiante (lenticchia dacqua), la Rizomatosa canna palustre (mazzasorda) e il Giacinto dacqua che, anche se alloctono, è rinomato per le sue qualità depurative. Il tempo di ritenzione idraulica nei bacini è di circa 5 giorni, ma questo dato è molto variabile in base alle caratteristiche dellimpianto biologico dal quale arrivano le acque e dalle caratteristiche della rete fognaria. La fitodepurazione è quindi una delle possibili tecniche per mitigare limpatto che gli scarichi inevitabilmente causano sullambiente acquatico. La diffusione di questa tecnica, economicamente sostenibile ed ecologicamente valida, è quindi auspicabile anche nella nostra regione dove, peraltro, si sente ancora la mancanza di impianti di depurazione tradizionale.
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Da un comunicato stampa dell'AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI LUCCA - SETTORE CACCIA E PESCA
CONDANNATO TITOLARE DI UNA CARTIERA DELLA MEDIA VALLE DEL SERCHIO CHE CON I SUOI SCARICHI INQUINANTI AVEVA CAUSATO UNA INGENTE MORIA DI PESCI
Proprio il grave disastro ambientale del Danubio di cui si occupano le cronache internazionali di questi giorni fa balzare agli onori della cronaca la sentenza con la quale il Pretore di Lucca negli scorsi giorni ha condannato a 8 mesi di arresto il titolare di una cartiera situata lungo il torrente Turrite Cava che aveva provocato una ingente moria di pesci di pregio soprattutto trote. I fatti risalgono allestate del 1995 quando la Polizia Provinciale di Lucca intervenne per i rilievi del caso su una imponente moria di fauna ittica causata dallo sversamento di sostanze tossiche nel torrente Turrite Cava. Centinaia di pesci morti, un tratto di oltre un chilometro di torrente completamente distrutto. I Vigili della Provincia notarono come levento di moria iniziava in corrispondenza di una cartiera e documentarono con una serie di eloquenti fotografie lo sversamento della sostanza tossica dallinsediamento produttivo inoltrando il rapporto del caso alla Autorità Giudiziaria. A seguito delle indagini successivamente commissionate dal magistrato alla Polizia Provinciale di Lucca veniva rinviato a giudizio per inquinamento il titolare della cartiera che da contumace proprio nei giorni scorsi è stato condannato ad otto mesi di arresto. Al comune di Fabbriche di Vallico spetta ora la quantificazione dellindennizzo che a norma di legge il titolare della cartiera deve corrispondere al fine di reintegrare il patrimonio ittico andato distrutto composto pressoché esclusivamente da pregiate trote. Lepisodio, emblematico, sottolinea la necessità di non abbassare la guardia verso i rischi che pur se in proporzione inferiore corrono anche i nostri corsi dacqua a causa di possibili gravi inquinamenti.
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SCEMPIO
NELLA VALLE DEL SERCHIO
Sulle
televisioni pubbliche e private e sui giornali sentiamo tanto parlare di
un progresso compatibile con una tutela ambientale.
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I
torrenti dei Monti Pisani: T. Visona e T. Zambra La
mattina del 6 marzo 2002 sono andato a vedere come stanno i torrenti dei
miei Monti Pisani Diametralmente
opposta per posizione e caratteristiche lo ZAMBRA di Calci nella provincia
di Pisa. Mi chiedo perché ho trovato le trote in un ambiente degradato e non in uno decisamente migliore, mi chiedo se si può fare qualcosa per le trote superstiti.
Alcuni immagini che testimoniano la situazione del Torrente Zambra
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Il
Rio Lombricese e la Madonna di Candalla lI quadro della
protettrice di Pisa:la Madonna di Sotto gli Organi che si trova nel Duomo
di Pisa venne asportato nel 1225 durante la guerra tra Pisani e Lucchesi
dal castello di Lombrici sulla strada del rio Lombricese in Valle di
Camaiore. E' stato proprio cercando i ruderi di questo castello che in
data 12 marzo, ho risalito il torrente Lombricese in un ambiente di rara
bellezza. In quell'aria di mistero, sarà per le leggende che vi sono
legate, sarà per l'ambiente naturale selvaggio e potente, che avevo
provato soltanto su un altro torrente: il compianto Fegana(prima che ruspe
e tubi devastassero la mia Valle delle Fate). Il tratto da me
descritto inizia in località Candalla, sopra Lombrici:si risale il
torrente passando a monte di un vecchio mulino e si avanza sotto lo
strapiombo del Pennino di Candalla (palestra per i rocciatori). L'ambiente
con i suoi ruderi è abbandonato da molti anni ma questo mescolarsi di
antiche vicende allo scorrere dell'acqua di oggi ne aumenta il fascino.
L'aspetto è quello di un tipico torrente appenninico con buche molto
profonde. Vi ho visto schiudere molti tricotteri marroni ed effimere
grigie segno di bontà dell'acqua ma di trote nemmeno l'ombra. Tornando
all'auto ho letto con timore su un cartello di un progetto di ASSESTAMENTO
IDROGEOLOGICO del territorio di Lombrici e Metato, mi sono non poco
spaventato memore del dissesto provocato sulla Fegana, sulla Lima e
sul Vezza. Tornato a Pisa sono andato a pregare ...la Madonna di sotto gli
organi che protegga il Suo Rio Lombricese. Per le famiglie consiglio di
visitare lì vicino la grotta all'onda, dalla quale nasce il Rio
Lombricese, sede di insediamenti preistorici (vedi itinerario
AlpiApuane.com). Si può mangiare a Candalla: Ristorante Emilio e Bona o
Osteria Candalla. Alcuni dei reperti della Grotta all'onda si possono
osservare nel Museo di Camaiore.
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LE
TROTE DI MICHELANGELO Forse
non tutti sanno che sotto le cave del monte Altissimo nel Parco Pietà
scorre nel suo alveo di marmo il torrente Serra. L'ambiente è reso
suggestivo proprio dalla roccia marmifera bianca, l'acqua è pura e le
trote piccole e selvatiche. Parlo del tratto a monte delle fabbriche
marmifere di Malbacco (comune di Seravezza), a valle l'ambiente si degrada
per i rifiuti urbani e per le lavorazioni del marmo stesso anche se nella
Z.R.S. si possono trovare trote di immissione sia a Malbacco, sia a
Riomagno fino dentro Seravezza dove il Serra si unisce al Vezza formando
il Fiume Versilia. Purtroppo la qualità dell'acqua del Vezza è molto
influenzata dai lavori in alveo a monte ma nel tratto no Kill di Seravezza
si può trascorrere una piacevole giornata di pesca ai cavedani che lì
abbondano. Tornando alle trote...di Michelangelo mi riferisco a quel
tratto di torrente Serra considerato "acque a salmonidi libere"
che a mio avviso andrebbe tutelato per la bellezza paesaggistica e per
l'ambiente esclusivo. Consiglio il tratto iniziale a mosca (correntine
alternate a buche di media profondità) mentre quando il torrente si
allontana dalla strada approfondendosi con rive scoscese e buche profonde
il rischio di rimanere bloccati almeno ad inizio stagione e livelli alti
è reale. Consiglio inoltre una visita alle cave di marmo dell'Altissimo
per il loro valore storico e la loro imponenza.
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LE TROTE DI MICHELANGELO
IIa PARTE Tempo fa parlai delle bellezze della valle del Torrente SERRA e delle sue trote, soffermandomi sulla ricchezza di cavedani della ZRS no-kill di
Seravezza, adesso mi trovo a chiedermi:
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AVVELENATO
IL FIUME SERCHIO La mattina del 4 giugno 2002, nel paese di Castelnuovo Garfagnana, alla confluenza del fiume Serchio con il torrente Turrite Secca, sono stati trovati centinaia e centinaia di pesci morti per asfissia causata dalla carenza di ossigeno disciolto in acqua, probabilmente provocata dalla la presenza di cloruri scaricati abusivamente nell’acqua. Sono intervenuti tempestivamente la Polizia Provinciale, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Municipale, i Carabinieri, il sindaco di Castelnuovo G.na, l’USL e l’ ARPAT, che hanno prelevato campioni di acqua e pesci morti da analizzare presso l’Istituto Zooprofilattico di Pisa. Campionamenti sono stati effettuati anche nel torrente La Fossa, dal quale sembra abbia avuto inizio il fenomeno di avvelenamento, effettuate campionature anche alla Cartiera ed all’impianto di depurazione del Comune di Castelnuovo i cui scarichi vengono riversati nel torrente La Fossa. Dopo alcune misurazioni relative alla temperatura dell’acqua ed alla quantità di ossigeno in essa presente è stato provveduto alla rimozione dei pesci morti. Come ben sapete le fabbriche a Castelnuovo G.na non sono molte, quindi, non dovrebbe essere impossibile poter risalire ai colpevoli di questo disastro, per i quali ci auspichiamo una dura punizione. Come sempre, in questi casi, si parla solo dei danni visivi, vale a dire, soltanto della morte di centinaia di pesci, mentre non si fa riferimento alla distruzione di tutte le altre forme di vita che insieme ai pesci costituiscono l’intero ecosistema fluviale colpito, come i crostacei, i macroinvertebrati, ecc. Il danno è incalcolabile, affinché il tratto di fiume avvelenato recuperi il proprio equilibrio naturale saranno necessari molti anni; i pesci potranno essere sostituiti con esemplari provenienti da allevamenti, magari qualitativamente certificati, ma per i macroinvertebrati non sarà cosi semplice. Ogni
qualvolta accadono episodi del genere speriamo sempre si tratti
dell’ultima volta, invece, purtroppo non è così; fintanto esistono
individui che non hanno rispetto per la natura, che continuano a
considerare i fiumi come un semplice mezzo per eliminare i propri rifiuti
ci troveremo di fronte a scempi come questo. Perché ancora molte
“persone” non si rendono conto che quanto facciamo alla natura lo
facciamo a noi stessi?
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COMITATO
DIFESA FLUVIALE Le
piccole mosse di un tricottero che schiude sulla pietra di un torrente
rappresentano un importante contatto anche per il pescatore a mosca, che
attraverso esse rinnova la propria vitale passione. Questa passione però
può vivere solo in acque pulite ed in fiumi e torrenti naturali.
Purtroppo le futuristiche previsioni di un ventennio fa si stanno
avverando, previsioni ambientalmente catastrofiche, previsioni che allora
parevano lontane, ed ora stanno dilagando tra indifferenza e senso di
impotenza. Se contro l’indifferenza si può fare poco, coloro che non
vogliono rimanere tali usufruiscono ora della possibilità di realizzare
un importante strumento di lotta. Nella sua concezione, il CDF potrebbe
essere sostenuto da tutte le associazioni di pescatori, da tutti i
cittadini stanchi di scempi ambientali rivolti contro i fiumi, da tutti
gli ittiologi e idrobiologi che vedono le proprie ricerche sempre più
immiserite e sistematicamente ignorate nelle scelte politiche, dagli
ingegneri idraulici coscienti della necessità di cambiare rotta e di ogni
associazione ambientale degna di tale nome. Il CDF non è un movimento
politico, ma uno strumento di lotta legale e più associati avrà e più
potente ed efficace risulterà la sua azione. Bastano piccole mosse di
tanti per realizzarlo. La
redazione, dopo 17 anni di divulgazione dei due argomenti indissolubili
quali l’ecosistema acquatico e la pesca a mosca quale sistema di
fruizione a basso impatto, visto che l’informazione (che cercherà
comunque di migliorare, come sempre) non basta, ha deciso di muoversi in
prima persona e di realizzare qualcosa di più efficace delle solite
discussioni, dei compromessi gestionali e dei convegni. Qualcosa di nuovo
che da un lato riunisca tutti e dall’altro sia finalmente dirompente.
Dubito che, se strutturato, un difensore civico dei fiumi similmente
concepito possa fallire, vista la massa di persone e di associazioni che
ne hanno bisogno. Scarica il resoconto del: 1° Meeting Comitato Difesa Fluviale (file PDF) |
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DEVASTAZIONE
TORRENTE LIMA Non ci sono parole per
descrivere l'ennesima aggressione ad un ecosistema fluviale, lasciamo
parlare le immagini; le parole ripeterebbero quanto già detto per tanti,
troppi fiumi e torrenti che hanno subìto le "cure" dell'uomo.
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DEVASTAZIONE TORRENTE
VERDIANA Anche in questo caso le parole non servono, lasciamo parlare le immagini che si riferiscono al Torrente Verdiana, un affluente del Torrente Lima nel quale si immette in località La Lima.
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